lunedì 3 giugno 2019

Abbiamo votato davvero per il Parlamento europeo? Ni.


Una domanda che forse dovremmo porci è se si sia votato realmente per il Parlamento Europeo. Sì, sulla carta è chiaro per che cosa si sia votato ma per il mondo politico non lo è affatto. E se la confusione nel mondo politico regna sovrana, anche gli elettori potrebbero non aver ben compreso quale fosse l’oggetto del voto. 

Abbiamo votato per il Parlamento europeo ma si sono guardati molto bene dal farcelo sapere. Ormai non è più definibile il periodo di campagna elettorale: non esiste più un momento preciso nel quale le proposte vengono esposte per poi essere votate. La campagna permanente provoca l’assuefazione da idee. E’ talmente forte il bombardamento di notizie, polemiche e proposte che quasi non distinguiamo più l’ordinarietà dalla straordinarietà.
Viviamo in una straordinaria perversione per la quale, non importa l’oggetto del voto, importa molto di più utilizzare i risultati per tutt’altro scopo. Un maestro in questo assurdo gioco è Matteo Renzi il quale usò il 40%, del Partito Democratico alle elezioni europee del 2014, per legittimare la propria presenza a Palazzo Chigi. In quell’elezione l’Europa fu minoritaria, fu piuttosto traslato il risultato in una dimensione nazionale che aveva poco a che fare con i comportamenti degli elettori europei.

Stessa dinamica, elevata al quadrato, è avvenuta in questa tornata elettorale con l’azzeramento di proposte europee a favore di proposte nazionali per preparare il terreno al dopo voto quando, l’Europa sarebbe finita nella zona buia della mente, e sarebbe proseguito il ragionamento in una dimensione nazionale. 
A giudicare dalle dichiarazioni post voto sembra essere andata proprio così. Nicola Zingaretti, neo segretario del Partito Democratico, enfatizza il 22% conquistato e parla di alternativa al governo giallo-verde; Giorgia Meloni rivendica una nuova alleanza proponendo Fratelli d’Italia come sostituto del Movimento Cinque Stelle nell’alleanza con Salvini; nella mente del Ministro degli Interni, che esce rafforzato dal suo 34%, è tornato il pallino della flat tax. L’unico che ha preso seriamente il proprio ruolo europeo è Silvio Berlusconi il quale, però, dovrà presto affrontare uno scontro per la leadership di Forza Italia considerato il deludente risultato nelle urne. 

L’Europa è mancata in campagna elettorale e continua a mancare ad urne chiuse. Gli elettori europei, chi ha votato convintamente per il Parlamento europeo, rimane al momento senza risposte. L’elettorato europeo in Italia ha votato di fatto per finte elezioni politiche. Bisognerebbe ricordare ai leader italiani che stanno giocando nel campo sbagliato con una palla sbagliata. Le dinamiche parlamentari nazionali non muteranno: ad oggi il Movimento Cinque Stelle continua ad avere il 32% e la Lega il 17: non sembra esserci intenzione di cambiare qualcosa. E anche se si mettesse in discussione qualcosa, sempre con il 17, il 18 e il 32% si dovrebbe ragionare a meno che non ci sia il desiderio di riaprire le urne per Camera e Senato.
Forse, dunque, faremmo bene a preoccuparci di osservare che cosa accadrà nel Parlamento europeo dove sì che dal 27 Maggio è avvenuto un cambiamento. 

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