mercoledì 6 febbraio 2019

Esco dal Partito Comunista Italiano e vi spiego perché

Foto scattata durante la commemorazione della battaglia di Rasiglio

Ci sono momenti nei quali è necessario fare scelte forti e sofferte. Ci sono momenti in cui si deve dare ragione alla propria coscienza e basta, anche se ti porterà a tensioni emotive complicate.

Da quando svolgo un ruolo pubblico ho sempre pubblicato le mie decisioni di elettore, di cittadino e di amministratore. Penso sia un atto di trasparenza nei confronti di chi, dopo avermi scelto su una scheda elettorale, mi deve controllare per verificare la mia rappresentatività. Non mi riferisco soltanto alle scelte prese in Consiglio Comunale; mi riferisco anche a tutte le altre decisioni che possono fornire un’immagine del mio pensiero politico. E’ vero che un Consigliere comunale si deve occupare del territorio nel quale è stato eletto ma, poiché lo stesso territorio fa parte di contesti più ampi, informare di quelle che sono scelte politiche e elettorali penso sia importante. 

Oggi mi trovo a rendervi partecipi di una decisione per me molto dolorosa e tutt’altro che semplice. Tuttavia, lo scenario politico che muta repentinamente di giorno in giorno, composto da molti colori e altrettante sfumature, mi ha fatto assumere una decisione sulla quale da tempo mi interrogavo. Così, da poche ore, ho lasciato il Partito Comunista Italiano nel quale militavo da sette anni vivendone le trasformazioni precedenti. Sono entrato nel 2012 nel Partito dei Comunisti Italiani, per poi seguirne la prima trasformazione in Partito Comunista d’Italia arrivando infine a partecipare alla costituente del Partito Comunista Italiano. 

La scelta di abbandonare il PCI è frutto di diverse riflessioni che mi sono trovato a dover fare anche per professione. Analizzando la scena politica italiana in continuo fermento, non potevo tralasciare l’analisi delle strategie messe in campo dal PCI. In un momento nel quale la Sinistra vive una forte depressione, schiacciata da un’egemonia culturale di destra sfascista e fascista, non potevo accettare che l’organizzazione a cui dedicavo tempo ed energie, scegliesse l’isolamento per la decisione di non parlare con alcuni soggetti politici che si trovano nel medesimo campo. Lo scenario politico attuale è una centrifuga a massima velocità nella quale, chi si assomiglia per progetti, per valori, si deve tenere stretto l’uno con l’altro. Chi si isola in questo terremoto politico e sociale costante rischia di fare la fine del calzetto spaiato in lavatrice. Il risucchio è una possibilità plausibile. 

Per il profondo rispetto che nutro nei confronti dei miei concittadini, davanti ai quali cinque anni fa mi sono impegnato su parole e concetti ben precisi, non potevo più accettare e sostenere le linee di un partito politico che non rappresenta più la mia interpretazione del fare politica insieme agli altri, mediando e trovando soluzioni comuni per il bene della comunità. 
Oltre a ragionamenti sulle strategie generali, mi sono trovato a non condividere la scelta di non sottoscrivere in alcun modo alleanze con altri soggetti del Centrosinistra fra cui compare il Partito Democratico. Questa linea è rimasta anche nel momento in cui si sono palesate le condizioni per costruire un progetto politico locale nel quale credo molto. 

Chi naviga sui social network avrà notato la mia recente presa di posizione rispetto al percorso delle Primarie messo in campo dal Centrosinistra di Sasso Marconi. Il mio convinto sostegno alla candidatura di Roberto Parmeggiani alle primarie che stabiliranno il candidato sindaco del CentroSinistra di Sasso Marconi alle elezioni di Maggio, mi ha fatto entrare in aperto conflitto con le direttive nazionali del PCI. Ritengo più utile al comune in cui sono cresciuto, nel quale abito e al quale sono affezionato, anteporre un progetto politico entusiasmante, partito dal basso, a dinamiche di partito che a malincuore continuo a percepire come miopi. 

Quando si percepisce la presenza di un pericolo, penso che l’unione sia la soluzione migliore per scongiurarlo. Così desidero impegnarmi per il mio paese, non con un’egoismo di bandiera, ma con disponibilità a partecipare ad un progetto corale e non solista. 
Per questo mi trovo, dopo aver completato alcune pratiche burocratiche, a non possedere una tessera di partito in tasca. Penso che, pur rimanendo convinto dell’importanza sociale dei partiti politici, sperimenterò lo status d’indipendenza per un po’ avendo ben chiaro in mente di appartenne al campo della Sinistra, di essere un antifascista e un amante della Costituzione. Per il momento saranno questi i fari che guideranno il mio impegno per la cosa pubblica. 


La mia passione per la politica mi porta ad essere curioso, entusiasta nei confronti di nuovi progetti. Desidero impegnarmi con tutte le mie forze contribuendo a realizzarli. Anche per questo ho scelto di abbandonare la realtà politica in cui ho vissuto per anni. Da ora in poi vorrei guardare oltre partecipando ad avventure stimolanti ed innovative. 

1 commenti:

Pier Paolo ha detto...

Sono molto, e profondamente, d'accordo con te: abbiamo bisogno d'unità e di dialogo, abbiamo bisogno di essere un corpo unico che sia vigile nella difesa dei diritti che oggi, sempre di più, questo governo ha deciso di violare.