lunedì 2 luglio 2018

Il sonnambulo Carlo Calenda e il Fronte Repubblicano

Immagine di Carlo Calenda

Mentre il Partito Democratico continua a essere in uno stato di coma profondo Carlo Calenda, iscritto da soli tre mesi, pubblica un manifesto per il suo superamento. Nel quieto dormir si aggira un sonnambulo barcollante che, come spesso accade, nell’inconsapevolezza rischia di fare danni. 

Il sonnambulo Calenda è partito per la sua avventura nella notte buia del Centrosinistra, incosciente e incurante di ciò che sta accadendo attorno. Come un sonnambulo appunto. La prima assurdità del manifesto che ha presentato si trova nel nome proposto per la nuova formazione politica: “Fronte Repubblicano”. Premesso che ci troviamo già in una repubblica con una Costituzione democratica - la stessa che Calende voleva stravolgere solo due anni fa - il nome non significa nulla. Non dice con chi e per cosa, né tantomeno perché. 
Questo si sarebbe potuto scrivere fino a pochi giorni fa; dopo la pubblicazione del manifesto la situazione si aggrava: si può dire che il progetto di Calenda sembra scritto da un altro Paese, con un altro sistema politico e prima del 4 Marzo. E’ in sostanza la riproposizione del non programma con cui il PD ha preso il 18% alle elezioni e con il quale ha tigrato per avere il ruolo di opposizione nel quale non sa stare. Un manifesto che potrebbe scrivere un segregato in una stanza senza contatti con il mondo esterno. Pensare che il suo autore è stato a capo del Ministero per lo Sviluppo Economico deve porre qualche interrogativo.

Dalle prime righe del documento è visibile come sia un progetto contro qualcuno e non per qualcosa. Il Fronte Repubblicano, se avremo la sfortuna di vederlo in azione, avrà come nemico l’attuale Governo. Niente di più sbagliato e autolesionista: identificare Lega e Cinque Stelle come nemici significa regalargli la maggioranza per i prossimi vent’anni. Intraprendere apertamente una guerra con chi sa usare la propaganda meglio di te equivale ad essere sconfitto prima ancora di armarti. Su questo, la risposta del Presidente Conte all’accusa di essere populista da Martina, dovrebbe insegnare. 

Continuando nella lettura del documento si percepisce lo scollamento assoluto dalla realtà del Paese. Calenda pone come priorità gli stessi interessi elitari in teoria sconfitti il 4 Marzo la negazione di un dibattito spalancato sul tema dell’Unione Europea; una politica di sviluppo che definisce come “buttati” i soldi che si potrebbero utilizzare per nazionalizzare le aziende strategiche del Paese. Una riproposizione della teoria pensionistica renziana il cui motto è “dove ci porta la corrente”. Un programma degno di un ministro renziano riproposto al tempo in cui Renzi esporta le istruzioni per la distruzione in giro per il mondo.

Il titolo dice già molto, ma il contenuto è ancora più eloquente. Un progetto che non ha nulla a che fare con la Sinistra, confusionario e privo di qualsivoglia analisi del Paese post voto.

Del resto i sonnambuli vagano senza rendersi conto di quanto stanno facendo. Possiamo solo sperare che qualcuno si svegli per un bicchiere d’acqua e riaccompagni dolcemente a letto il sonnambulo Calenda. 

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