sabato 2 giugno 2018

Il governo "paglierino" e i cambiamenti nella politica italiana

Immagine del Governo di Giuseppe Conte
Dopo innovative trattative e strappi istituzionali inauditi che hanno fatto presupporre l’inizio di una crisi istituzionale, è nato il governo “paglierino” frutto dell’accordo fra Lega e Movimento Cinque Stelle. Un accordo che, cominciando dalla sua diversa denominazione, pone molti interrogativi e molte curiosità.

Lasciando da parte i giudizi politici per i quali ci sarà tempo, sul piano analitico questo governo color pagliuzza offre molti spunti. Ad esempio la formazione estremamente mediatica. Mentre accadevano i fatti, forse, non si è prestata attenzione a questa caratteristica grazie alla quale abbiamo potuto seguire passo passo, minuto per minuto, la formazione del governo con i retroscena in campo. 
La trattativa su Paolo Savona al Ministero dell’Economia, miccia del pasticcio istituzionale, è avvenuta a favore di telecamera. La spettacolarizzazione delle prassi è sicuramente un fattore nuovo che in qualche modo ammicca al concetto estremizzato di trasparenza democratica portato dal Movimento Cinque Stelle. 
Fattore che potrebbe aver indotto l’acquolina nei cittadini tanto da pretendere la stessa rappresentazione per tutta la durata del Governo Conte.

Sempre seguendo il filo della comunicazione rubo un concetto espresso recentemente da Carlo Freccero. Siamo così sicuri che in questi tre mesi si sia perso tempo? O è stato un grande momento pedagogico per cittadini e elettori? Mentre facevamo le pulci a tutto ciò che accadeva, sottolineando anche l’inadeguatezza degli attori politici, si è mostrato come operano le istituzioni, si è di fatto partecipato alla stesura di un programma politico, si è assistito all'influenza dei mercati: tutti elementi che, al di là del giudizio personale, ci hanno arricchito di conoscenze, di opinioni, di ragionamenti per il futuro. Forse questi tre mesi proprio invano non sono passati. E forse per la cultura politica dei cittadini sono stati perfino utili. 

Però il discrimine si potrebbe avere adesso. Cosa può succedere se l’attività dei ministri si mediatizza? Un conto è quando si tratta della comunicazione, ovviamente finalizzata al consenso, dei leader politici; un conto è quando questi leader assumono posizioni di governo e, istituzionalmente parlando, dovrebbero rivolgersi a tutti i cittadini. Di questo possibile elemento ne abbiamo avuto una prova poco prima della dichiarazione con la quale, il Presidente del Consiglio Conte, ha annunciato la squadra di governo. Matteo Salvini, mentre stava per diventare Ministro degli interni, ha postato su Facebook un video ritraente una scena dai contorni disagiati che coinvolgeva potenzialmente una persona migrante con il commento “A casa”: chiaramente un messaggio diretto ai suoi elettori in un momento di campagna elettorale. 

Matteo Salvini andrà a ricoprire un ruolo delicato, estremamente sensibile; un incarico che ha a che fare con qualsiasi persona transiti in Italia. Si è preso, probabilmente proprio per questo, un ministero dal quale è possibile mettere in campo operazioni di propaganda finissima se chi lo dirige non riconosce il proprio ruolo collettivo. Da qui un’altra domanda: riuscirà Salvini a uscire dal ruolo di leader disintossicandosi dalla droga della propaganda costante? Nelle prossime settimane si voterà in molti comuni: come agirà il Governo guidato dai due leader del momento?

Un altro aspetto che dovrà necessariamente pervadere la politica, maggioranza e opposizione, è lo stato in cui si trova l’Unione Europea. Il governo “paglierino” nasce soprattutto su un contrasto alla logica finanziaria dell’Unione Europea; si pensi alla figura di Paolo Savona, non cassata ma spostata in un dipartimento assai simbolico per la politica dell’esecutivo Conte. L’hanno catapultato dal Ministero dell’Economia facendolo planare sul dipartimento per gli affari europei come a evidenziare che l’irritazione nei confronti dell’Europa non cambia. 
Aspetto, quello dell’euroscetticismo, di cui l’opposizione dovrà tenere conto per sopravvivere e per costruire un’alternativa per il futuro. Il conflitto con l’Unione è talmente radicato nell’opinione pubblica da costituire un tema da affrontare non derubricandolo come populismo. Chi farà l’ultras dell’Unione Europea così com’è, rischia di avere una vita politica molto breve.

E’ troppo presto per dire se il cambiamento si vedrà nelle politiche attive, sicuramente però il governo “paglierino” ha già cambiato stile e temi della politica italiana. 

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