domenica 20 maggio 2018

Il post ideologismo a Palazzo Chigi

Immagine di Palazzo Chigi

Forse siamo piombati di colpo nel post ideologismo. Forse l’inizio della terza repubblica non corrisponde alla modifica degli assetti istituzionali, ma all’affermazione del superamento dell’ideologia. O meglio a cancellare i diritti d’autore sulle idee accettando il principio secondo cui le idee sono di tutti e, a volte, chi utilizza strategie migliori può affermare ciò per cui ti sei battuto per anni. Se questo è vero sarà altresì necessario rivedere anche il ruolo dell’opposizione: sì perché, o ci si pone contro le proprie stesse idee o si accetta di usare qualche buona parola contro gli avversari di una vita che adesso sembrano affermare molte di quelle idee che sostenevi. 

 Tutto questo ragionamento me lo sono posto dopo aver letto il contratto di governo fra Lega e Movimento Cinque Stelle. Siccome ha ricevuto critiche dai potenti, dai cosiddetti poteri forti, mi sono incuriosito e l’ho scaricato. Indipendentemente da quello che penso io, consiglio a tutti di leggerlo per informazione. Non si tratta di equipaggiarci per diventare ultras dell’accordo di governo, né tantomeno di allenarci per un’opposizione pregiudiziale; si tratta di leggere qualcosa che molto probabilmente consisterà in quello che il prossimo governo tenterà di attuare.

Con mia grande sorpresa, e con molta rabbia lo ammetto, ho riscontrato molti parti del contratto condivisibili e auspicabili. Se scrivessi il contrario smentirei molti articoli scritti in passato e molte delle proposte contenute nel programma della lista che ho votato il 4 Marzo. Non volendo cambiare le mie idee solo perché espresse anche da due forze politiche molto distanti da me, devo constatare di concordare con molte proposte contenute in quel contratto. Ciò non significa che sposi l’intero contratto, il quale contiene partiti ammiccanti al liberismo, ma questa alleanza fra Lega e Cinque Stelle non mi spaventa: si dovrà verificare come attueranno ciò che hanno scritto. Trovo questo alla base della politica che deve rimanere politica, non diventando amministrazione. Senza promesse, senza impegni, la politica muore: si ferma non sognando più. Si può essere contrari a un determinato sogno e proporne un altro; tuttavia non si può pretendere che si smetta di sognare perché altrimenti verrebbe meno l’agire politico: potremmo riempire le stanze del potere di calcolatori elettronici, risparmieremmo sicuramente denari. 

Ad esempio non credo sia una bestemmia affermare di utilizzare il deficit per finanziare politiche. Un tema centrale di molti programmi della Sinistra ripreso nel contratto di governo fra Salvini e Di Maio. Se affermassi di non essere d’accordo non sarei coerente con quanto detto in altri ambiti. Semmai mi mangio le mani pensando che questo stesso tema lo argomentavo da Sinistra e adesso è interpretato dalla destra. Che sia necessario intraprendere delle forzature in Europa, lo dicevamo due mesi fa nei comizi promuovendo un progetto di sinistra. Che sia necessario abolire la legge Fornero l’ho scritto quando ho dichiarato di votare Potere al Popolo. Che sia necessario adottare misure di controllo sulle forze dell’ordine con telecamere sulle uniformi, lo affermo da anni. Ecco, mi sorprende semmai vederlo scritto su un programma di governo di una forza politica che ha portato in Parlamento Gianni Tonelli, colui che aizzava la standing ovation per i poliziotti che ammazzarono Federico Aldrovandi. Tuttavia se manterranno questa promessa sarà sicuramente positivo. Così per molte altre tematiche come l’ambiente, la sanità, la disabilità, la scuola. 
Quello che deve preoccupare è come il prossimo governo possa essere il colpo finale per la Sinistra italiana. Se Di Maio, colui che indiscutibilmente sta tirando il carretto, riuscirà ad attuare parte di quanto scritto in quelle 39 pagine, la Sinistra può comprarsi la canna da pesca e passare i prossimi vent’anni al lago. Non lo scrivo ironicamente: lo scrivo con grande preoccupazione in quanto, fra molte proposte condivisibili, ci sono misure discutibili come la flat tax, un’approccio ai fenomeni migratori che non tiene conto di molti elementi, un punto sulle carceri ambiguo, un giudizio sulle grandi opere che lascia la porta socchiusa alla TAV. 

La nuova ideologia del post ideologismo è arrivata e sta per sedersi a Palazzo Chigi fra molte critiche e molti aggettivi che rischiano di non identificare bene il problema. La sfida dei contraenti sarà quella di trasformare il contratto di governo in programma politico: questa operazione permetterebbe di modificare in corsa misure e idee a seconda della direzione del vento: cosa che sarebbe impossibile nella concezione privatistica di contratto, la quale obbliga i firmatari a eseguire quanto scritto. Riusciranno in questa impresa?

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