giovedì 10 maggio 2018

Il governo frutto della tigna

Immagine di Palazzo Chigi

Se l’annuncio del governo neutrale è stata una tattica utilizzata dal Presidente Mattarella per provocare una reazione dei partiti in stallo, sembra aver centrato l’obbiettivo. Lega e Movimento Cinque Stelle si sono ringalluzziti procedendo a passi spediti e decisi verso l’accordo di governo.

Entrerà sicuramente a far parte del lessico politico “benevolenza critica”: l’atteggiamento che terrà Forza Italia nei confronti del probabile governo Salvini-Di Maio. Per la vita parlamentare questo atteggiamento si dovrà concretizzare in un’astensione alla Camera dei Deputati e un non voto al Senato dove, ricordiamo, l’astensione equivale a voto contrario. Ciò permetterà di tenere in piedi il Centrodestra: coalizione finta a livello nazionale ma strategica per la prosecuzione degli accordi sui territori. 

Mentre si sta fermi il mondo si muove e non sempre quello che accade è merito di chi lo fa accadere, in alcuni casi è demerito di chi si è immobilizzato sposando la logica del tanto peggio tanto meglio. Il Partito Democratico, che assomiglia sempre più a un malato terminale che tenta a fatica di resistere a quello che sarà il suo non fausto futuro, finalmente potrà fare opposizione sempre che ne sia capace. Non sarà dimenticato però che è per demerito dei Dem, per quella scelta inspiegabile di non fare politica, che Salvini e Di Maio formeranno un governo con un programma di destra. Non potrà passare inosservato come il PD, con il suo 18%, ha rifiutato il governo cedendo il posto alla Lega con il 17%. Potranno ripetere finché vorranno la cantilena dell’incompatibilità con il Movimento Cinque Stelle: un pretesto che vuole nascondere il comportamento tignoso e irresponsabile di chi non si è voluto neanche sedere al tavolo programmatico. La caratteristica post ideologica del Movimento Cinque Stelle poteva essere la chiave di volta del Partito Democratico per costruire qualcosa basato su valori diversi da quelli messi sul tavolo da Salvini. 

Il governo giallo-verde nascerà da una grande possibilità chiusa pregiudizialmente in uno scatolone e riposta negli scantinati del Nazzareno. Gli elettori del PD manderanno dei segnali il 10 Giugno? Chissà, lo scopriremo solo vivendo. Quello che è certo è che se nascerà davvero un governo tendente alla destra estrema, razzista e xenofoba, Matteo Renzi non potrà affermare di aver fatto di tutto per evitarlo. Una gigantesca macchia per chi dice di essere un leader del Centrosinistra.

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