domenica 6 maggio 2018

Il "buon comportamento" a scuola paga

Immagine di repertorio

Che vivessimo in una società liberista lo si era capito. Che l’attuale politica italiana fosse lanciata verso l’ultra liberismo si sapeva, ma che questa cultura venisse insegnata agli studenti delle scuole pubbliche non era stato ancora dichiarato esplicitamente.

A pensarci è un istituto tecnico di Arezzo stabilendo che pagherà gli studenti che nel primo quadrimestre avranno registrato un voto medio del sette e mezzo e un voto in condotta del 9. Questo combinato disposto farà accedere gli studenti a un premio che può andare dai 100 ai 150 euro il quale sarà consegnato, in perfetto stile USA, in una cerimonia difronte ai compagni. 

Come sarà finanziato tutto ciò? E’ interessanti come le fonti di finanziamento vengano reperite sfruttando elementi dei provvedimenti sulla scuola del Governo Renzi. In parte con i fondi destinati alla comunicazione della scuola e, il restante, con alcune sponsorizzazioni da parte di aziende dell’aretino: pratica legittimata con la riforma della “Buona Scuola”. Molte delle aziende sponsor del premio sono le stesse presso le quali l’istituto manda i propri studenti per l’alternanza scuola-lavoro: altra iniziativa di Matteo Renzi Presidente del Consiglio che, invece di regolamentarla perché fosse realmente un’attività formativa per gli studenti, ha aperto intere praterie allo sfruttamento. 

Se finora la “Buona Scuola” ha spinto la competizione fra insegnanti svilendo il grande scopo generale per il quale si è insegnanti; adesso si passa agli studenti estendendo lo stesso clima di gara anche fra chi dovrebbe essere educato, proprio dalla scuola superiore che agisce sul periodo di formazione della coscienza dei futuri cittadini, alla solidarietà e a tutti quei valori fondanti di una società eticamente giusta.
La scelta dell’istituto aretino non può essere giustificata da nulla: né dal bullismo né da qualsiasi altro problema sociale stia colpendo la scuola in questo momento storico. Con tale iniziativa si manda il messaggio sbagliato secondo cui il “buon comportamento” sia funzionale ad una ricompensa economica; oltre a creare disparità fra studenti. La media alta non è sempre indicatore di qualità della persona, così come non lo è il voto alto di condotta. Porre un obbiettivo che a molti potrebbe far comodo conseguire per altre ragioni non legate al sapere, come ad esempio guadagnare qualche soldo per le proprie esigenze, mette a rischio il rapporto fra studenti, l’integrazione e la solidarietà che si deve sviluppare fra compagni di classe. Se difendere un compagno implicasse un’abbassamento del voto di condotta, si accenderebbe immediatamente l’individualismo: pessimo ingrediente nell’affrontare un quinquennio in una classe: luogo nel quale si trascorre la maggior parte del tempo.

Ci troviamo difronte alla conseguenze di scelte politiche precise che stanno guidando la cultura in una certa direzione. Le responsabilità di tale deriva, che dal caso di Arezzo potrebbe essere estesa ad altre realtà scolastiche, ce l’ha una certa politica dell’essere smart, poco “schizzinoso” e della competizione che irrobustisce. Tutto il contrario di quanto una scuola pubblica dovrebbe fare seguendo disposizioni costituzionali precise. 
Solitamente la scuola finisce in slogan per campagne elettorali come il luogo di formazione dei cittadini del domani. Poi però sembra ci si dimentica di queste parole creando le condizioni perché nella scuola entrino gli stessi elementi che rendono la società iniqua, inquinata da una cultura utilitarista oscurantista dei valori etici e umani. 

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