domenica 4 febbraio 2018

Un gesto politico. Non folle.

Immagine di repertorio
Definire folle lo sparatore di macerata è fuorviante, porta fuoristrada non tenendo conto di un elemento centrale. L’aggressore era consapevole di ciò che stava facendo e lucidamente ha esibito simboli inequivocabili. E’ stato un gesto politico; feroce, violento, da guerriglia, ma un gesto politico ben chiaro. Quello di Traini non è stato un gesto folle, la follia è un’altra cosa descritta da Basaglia; Traini ha compiuto un gesto razzista, xenofobo e fascista. Se non ci diciamo questo chiudiamo gli occhi verso un grave problema del presente.

La dimensione fascista di quel gesto è confermata dall’immediata solidarietà di Forza Nuova, candidata alle elezioni politiche del 4 Marzo. E’ del tutto normale che Forza Nuova, costituita su elementi fascisti e razzisti, appoggi il gesto di Traini. Quello che stride è come quello schieramento politico sia stato ammesso sulla scheda elettorale che ci verrà consegnata il 4 Marzo. Ci dobbiamo stupire di questo, non del fatto che una forza violenta appoggi un gesto violento in campagna elettorale. Ci dovremmo preoccupare di come non si stia applicando la Costituzione non impedendo ai neofascismi dichiarati di esistere e candidarsi alle elezioni. Perché se supereranno il 3%, e se prendiamo Ostia come metro non lo vedo impossibile, saranno legittimati a entrare in Parlamento. E’ questo il dato grave: stiamo assistendo alla legittimazione dell’essere fascista. Se Traini è stato arrestato per il suo atto, ci sono altri che propagandano l’ideologia fascista senza essere perseguiti in alcun modo. L’elemento da tenere in considerazione è che la stessa mistificazione attuata dall’aggettivo “folle” nei confronti di Luca Traini, si verifica nella stessa dose quando i bracci tesi e i raggruppamenti nostalgici sono definiti “folcloristici”.

Una mistificazione dannosa che non fa mai fare i conti con quanto sta accadendo. Mistificando, non definendo con le parole giuste questi fenomeni significa permettere la loro proliferazione. Mentre si scambia per folclore ciò che per il codice penale è reato, lo si sta legittimando. Fin quando non si smetterà di operare questa mistificazione, i neofascismi avranno sempre terreno fertile per coltivare le loro idee razziste e xenofobe.

Non deve stupire la prevedibile strumentalizzazione che ne fa Salvini spostando il tema su argomenti e parole d’ordine che rientrano nella narrazione della sua campagna elettorale. D’altronde Salvini si è sempre adoperato per far passare il messaggio dell’anacronismo del fascismo oggi e non gli dispiace strizzare l’occhio ai neofascismi come ha avuto modo di dichiarare in passato. Dalla galassia salviniana la reazione “ping-pong” è solo il proseguimento di un lavoro culturale della destra.

Se da un lato l’appello a non utilizzare i fatti di Macerata in campagna elettorale può essere un buon esercizio, è sbagliato il presupposto. Il gesto di Luca Traini è politico e prontamente è stato sottoscritto da una forza politica in campagna elettorale. Se un gesto folle non dev’essere strumentalizzato, utilizzare lo stesso metro nei confronti di un atto politico non condannandolo con le giuste parole potrebbe significare lasciarlo motivare ai sottoscrittori.

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