domenica 15 ottobre 2017

Il Rosatellum e l'elettore acquirente



Dopo il Porcellum, l’Italicum, arriva il Rosatellum: il nuovo sistema elettorale con il quale saremo presumibilmente costretti a votare. Sembra non essere accaduto nulla nel frattempo: pare non esserci stato nessun 4 Dicembre e, tanto meno, nessun pronunciamento della Corte Costituzionale sull’Italicum. Questo Parlamento, frutto del Porcellum dichiarato incostituzionale, continua ostinatamente a confezionare sistemi elettorali avversi al cittadino e ai suoi diritti costituzionalmente riconosciuti.

Il Rosatellum è l’ennesimo pastrocchio pasticciato sul quale si stanno compiendo folli operazioni autoritarie perché venga approvato. Si è trasformata, una legge di natura parlamentare, in una di natura governativa blindandola con il voto di fiducia: metodo incostituzionale per le leggi elettorali.
Lasciando il metodo, passiamo ad analizzare il merito di questa nuova legge elettorale. Molti dicono che parlare di sistemi elettorale sia noioso; io credo invece che, conoscere il modello con cui si trasformeranno i nostri voti in seggi, sia essenziale.
Siamo nuovamente difronte ad un mostro a due teste. Il Rosatellum è per il 36% un sistema maggioritario e per il 64 un sistema proporzionale. Ciò significa che, siccome il sistema varrà sia per la camera che per il Senato, il 36% dei deputati e senatori sarà eletto con il maggioritario, il 64 attraverso il proporzionale. Non è tutto qui: i due sistemi si intrecciano creando un mostricciatolo informe con cui gli elettori potranno selezionare prodotti già confezionati da altri.
Per la quota maggioritaria, il territorio sarà diviso in collegi uninominali nei quali singoli partiti o coalizioni esprimeranno un nome che troveremo sulla scheda elettorale. Per la quota proporzionale, calcolata su base nazionale, saranno presentati listini bloccati da due a un massimo di quattro candidati per circoscrizione. Il candidato nel collegio uninominale sarà collegato a coalizioni o a singoli partiti nella parte proporzionale. L’elettore avrà dunque due opzioni: tracciare una croce sul candidato nel collegio, e in questo caso il voto sarà ripartito proporzionalmente fra le liste a lui collegate; oppure tracciare una croce sul simbolo di una delle liste candidate nella parte proporzionale, e in questo caso il voto sarà assegnato anche al candidato da essa sostenuto nel collegio uninominale.
Per la parte proporzionale ci saranno due diverse soglie di sbarramento valide su scala nazionale: il 3% per i singoli partiti, e il 10 per le coalizioni.
Non esiste inoltre un vincolo di coerenza fra i diversi collegi: le liste che appoggiano i candidati nei diversi collegi uninominali possono variare da collegio a collegio quindi, una lista potrebbe avere alleati differenti da territorio a territorio.

Tale sistema pone perciò limiti importanti all’elettore che si potrebbe vedere costretto a scegliere un pacchetto confezionato di candidati e assegnare un voto a un candidato nel proprio collegio a lui non congeniale. Non è possibile sostituire le preferenze con listini corti e farlo passare come lo stesso meccanismo perché il risultato che si ottiene è radicalmente differente. Con le preferenze un elettore può esprimere un nome preciso e circostanziato; con i listini bloccati esso si trova a dover scegliere un pacchetto imposto dai capi partito.
Cambia il rapporto fra eletto e elettore: se con le preferenze s’instaura un rapporto stretto fra il cittadino e il suo rappresentante in Parlamento; con il sistema architettato dal Rosatellum il cittadino si lega idealmente alle segreterie dei partiti che formano i listini bloccati.
Il risultato che produrrà questa nuova creazione sarà un parlamento di nominati, rispondenti ai vari leader che gli hanno candidati, non rappresentativo della realtà sociale del Paese; e un elettore acquirente in un supermercato che passeggia fra le scansie di prodotti impacchettati.

Quanto sta accadendo in questi giorni fra Camera e Senato è un colpo diretto alla futura rappresentatività del Parlamento. Si sta scrivendo la regola di accesso al gioco senza una discussione e un dibattito, collegandola ad altre questioni che con essa non hanno niente a che vedere. Assistiamo a un Presidente del Consiglio che ha palesato la sua totale incoerenza con le sue stesse parole: aveva annunciato che non si sarebbe occupato della legge elettorale per poi, adesso, trasformare una proposta di legge del Parlamento in una proposta governativa sulla quale ha posto il voto di fiducia. Merito e metodo in questa questione combaciano formando un risultato razionalmente confuso e non rispettoso del dettato costituzionale.

Tutti i segnali che i cittadini hanno mandato a questa élite di potere sembrano essere rimbalzati su un muro di gomma. L’ostinata strategia di limitare la partecipazione continua imperterrita per poi aprire la stonata cantilena sui motivi di un’astensione che, visti i presupposti, potrà solo che aumentare. 


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