venerdì 17 febbraio 2017

Scissione sì, scissione no. Scissione forse è meglio



A volte dall’esterno si riescono a cogliere molti più elementi di quanto si possa fare dall’interno. Tentare di analizzare una realtà nella quale non sei immerso, può far percepire sfumature importanti.
Nel dibattito la scissione del Partito Democratico è vissuta come una catastrofe, come l’ennesima rottura nell’area di Centro Sinistra; e se invece fosse proprio quello che serve perché tutti ritrovino la propria identità? Premesso che in politica l’identità conti ancora qualcosa. Quando si osserva il Partito Democratico, nella sua espressione nazionale, si ha come l’impressione di trovarsi difronte una federazione litigiosa, non un partito. Manca di collettivismo, di ideologia condivisa, di unità: sembra un collage di partiti con espressioni, linguaggi ed esperienze diverse.

Il mio interesse per la politica mi porta a osservare che cosa accade e a seguire determinati eventi. Assistendo alla diretta TV dell’ultima direzione del Partito Democratico, saltava immediatamente agli occhi come a parlare fossero avversari politici e non compagni di partito. Il clima era da confronto elettorale fra campi opposti, fra leader di partiti differenti, non un clima da confronto interno. Anche la gestualità dei presenti la diceva lunga sulla tensione di quel momento, quasi come se il confronto fosse fra nemici.
Un partito è una comunità che condivide un’idea di mondo, di società, di futuro confrontandosi con un’ideologia di fondo inviolabile. E’ impossibile pensare a un partito dove non ci sia rispetto fra le diverse opinioni, dove si creano tribune per evidenziare il disprezzo nei confronti degli altri. E’ altrettanto assurdo pensare che il tempo venga passato a sbeffeggiare, a umiliare, a fare caricature di chi tenta di esprimere un’idea di società, la propria idea che, in quanto componente di quel partito, è legittimato a esprimere.
Mentre si fa tutto ciò nei confronti di iscritti, si dice che il segretario lo possono scegliere tutti: a fronte di due euro, chi desidera può scegliere il segretario di quel partito. Poi magari non ne condivide neanche il simbolo, o la storia, però può sceglierne la direzione. Nella mia gufaggine, arretratezza, mentre cerco di inserire il gettone nell’Iphone, penso che tutto ciò sia assurdo e incomprensibile. E lo dico senza l’intenzione della derisione, ma ammettendo la mia fiera ignoranza verso quel meccanismo.

Nel corso degli anni si è assistito a fortissime prese di posizione, a strappi ricuciti con toppe trasparenti, assomiglianti più a rimandi, al posticipare un divorzio voluto da entrambi. Adesso, forte del vissuto di questo ultimo anno, si sta presentando l’opportunità per chi ha dovuto cedere l’identità di riacquistarla. Se questi signori avranno un po’ di amor proprio, di amore verso ciò che fanno, dovrebbero attuare ciò che dicono attraverso le penne dei giornalisti. Altrimenti saranno confinati a fare i “gufi” su alberi pungenti mentre, i cacciatori, caricheranno i loro fucili a pallettoni.

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