venerdì 11 novembre 2016

L'elitarismo della Leopolda e il danno alla democrazia



Si è da poco conclusa la Leopolda: il raduno dei renziani a Firenze. Vorrei esprimere un ragionamento che mi fa credere, e sostenere, che ci troviamo difronte a una realtà pericolosa.
Ogni anno, quando sento parlare di questa manifestazione mi interrogo sulla sua natura. Ogni volta giungo alla stessa conclusione, cioè che si tratta di un abbrutimento della politica e di una chiusura elitaria.

Vorrei iniziare dalla prima definizione che mi fa utilizzare il termine “raduno” per definire la Leopolda. Di fatto si tratta del ritrovo dei fan, degli appassionati appassionanti di Renzi in cui non si fa altro che acclamare il leader. I contenuti sono sempre gli stessi seguendo quello stile di superiorità, un po’ presuntuoso e arrogante, di Matteo Renzi. Un abbrutimento della politica che,  con questo stile, si svuota del rispetto reciproco necessario all'interno del confronto pubblico. Veniamo alla seconda definizione che si lega a quanto appena detto, chiusura elitaria: gli interventi, le interviste, sono proposti da personalità appartenenti all’elite di questo Paese che si confrontano fra loro, se non poi scoprire immancabilmente la reciproca affinità ideale. Il problema è che al di fuori di quella sala, piena di “fighi", di smart, di “progressisti” che strizzano l’occhio al liberismo, ci sta il popolo che non ha la tessera di questo club ristretto e si vede tenuto lontano dalla celere. Perché, come ogni club che si rispetti, anche la Leopolda ha i buttafuori: chi controlla l’invito all’ingresso. I fortunati “leopoldini” si sentono forti, sicuri, protetti da un cordone di sicurezza d’onore: la polizia. Misura prodotta dalla natura elitaria di questo appuntamento.

E’ questo che mi fa dire che non ci troviamo difronte ad una manifestazione politica ma ad altro di non ben identificato. In una manifestazione politica ci si confronta, si discute, si dà voce al popolo, ai cittadini. Alla Leopolda, chi ha qualcosa da dire, viene tenuto fuori, guai farlo arrivare sul palco, rovinerebbe quella menzogna ottimista allucinogena che ci vogliono far credere. E allora, i precari precarizzati dal Jobs Act fuori; gli insegnanti della cattiva scuola fuori, i pensionati fuori.

Mi chiedo se questo si addica ad una democrazia, sistema che pretende il confronto. Mi chiedo se sia corretto che il Presidente del Consiglio continui a farsi acclamare su quel palco discreditando chi non ha la sua stessa idea.
Ci troviamo difronte a una manifestazione di governo alla quale non sono graditi tutti i cittadini. Su questo elemento conviene fare una riflessione perché, mi sembra evidente come la Leopolda non sia più la manifestazione di una parte del Partito Democratico, bensì una manifestazione del Governo, se non altro perché i suoi protagonisti sono diventati nel frattempo il Presidente del Consiglio e i suoi ministri. Un dettaglio sostanziale che modifica il contesto e il significato dell’appuntamento.
Se in quel luogo c’era il Governo di questo Paese, perché si sono tenuti fuori i cittadini per i quali, quel palco, rappresenta il potere esecutivo? Perché a quel microfono sono arrivati solo gli apologeti affascinati e profeti dell’ottimismo come Farinetti? Perché il Governo, presente in quella sala e su quel palco, ha utilizzato parole offensive e irridenti verso l’opposizione?  Non è un elemento di poco conto, forse va oltre all’abbrutimento della politica che, alla Leopolda, ha visto espressione.
Chi in questo momento detiene il potere si riunisce in un luogo pubblico e non permette, a chi avrebbe il diritto di manifestare la sua situazione, di farlo. Questo, mi sembra, non appartenga certo a un sistema democratico. Appartiene ad altri sistemi.

E’ su questo aspetto che penso sia necessario soffermarsi: il reiterarsi del raduno renziano con il medesimo stile nonostante il differente ruolo di Renzi nel Paese. Penso sia pressoché logico, date le condizioni in cui ci troviamo, giungere alla conclusione preoccupante di essere difronte a una pericolosa gestione del potere, trasformato quasi in oligarchico, a scapito del principio democratico della partecipazione.

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