lunedì 4 luglio 2016

Il sì dei sindaci: fra slogan e realtà



Ho letto con grande interesse l'appello per il Sì firmato da molti sindaci italiani.

E' curioso perchè, a parte gli slogan che considero estremamente semplificativi, ho letto frasi del tutto fuorvianti.
Ad esempio si legge che con la riforma Renzi-Boschi si avrà un iter legislativo più semplice. Proprio in questo campo si crea un immenso pasticcio: il Senato resta, composto da sindaci e presidenti di regione, nominati attraverso una legge ancora da definire, che oltre a poter mettere mano alla Costituzione potranno intervenire nell'iter legislativo stoppando la Camera. Se alla Camera vanno bene le proposte degli pseudosenatori, catapultati a Roma a tempo perso, tutto bene; se però alla Camera non andassero a genio potrebbe tranquillamente superare il veto del Senato con un altro voto. Quindi il procedimento legislativo viene ulteriormente allungato, per chi pensa che già adesso sia lungo.

Continuando nella lettura mi stupisco ancora di più perchè: affermare che, con la nuova riforma del Titolo V diminuiranno i contenziosi fra Stato e Regioni, è un' assoluta falsità. Si spezzettano ancor di più le materie accennando ad una centralizzazione a metà, pasticciata, che porterà a un rapporto difficile fra Regioni e Governo.

E' vero che le opinioni sono egualmente rispettabili ma affermare che, con questa riforma diminuiranno i costi della politica non è un'opinione: è uno slogan che non corrisponde al vero. Quali costi diminuiscono? La struttura del Senato, che comprensibilmente è quella più ampia e costosa, rimane; gli pseudosenatori non avranno stipendio, per ora. Con un minimo di realismo si può immaginare che qualche emolumento arriverà, anche solo per il tempo sottratto ai territori per l'espressione di un parere a Roma.

Quando si accenna all'abolizione delle province la lettura mi affascina tantissimo. Sì, si elimina la parola "provincia" ma sappiamo tutti che abbiamo un nuovo sostituto imprecisato: il mito della città metropolitana. La definizione della città metropolitana si potrebbe esprimere in modo semplice come: la provincia senza elettività, la provincia nominata. Chi sta scrvendo ha partecipato "all'elezione di secondo livello", detta così fa più figo, dei consiglieri metropolitani e, posso svelare serenamente, che un pizzico di senso di colpa l'ho provato. Ecco, ci sarebbe poi il problema del personale da ricollocare ma, in confronto alla rivoluzione lessicale che ci invidia tutta Europa, mi sembra un'inezia.
Ora, io sto un po' ironizzando ma questo appello ha contenuti, a mio avviso, piuttosto leggeri. Ognuno di essi ha mille sfaccettature, all'interno delle quali qualcuno potrebbe trovare anche delle novità positive, ma suonano molto come slogan. Non fraintendetemi, la mia è una critica sempre nel rispetto di tutti i firmatari che credono in quel testo. Però non posso non dire che assomiglia molto a un intercalare di slogan che accompagnano a un finale veramente stupendo, con il botto si potrebbe dire: "Perché l’Italia sia più bella, più forte, più moderna”.
Ognuno si farà la propria idea ma secondo me l'Italia è bella, può essere forte, può essere moderna anche senza questo pasticcio istituzionale. Poi ho come il vago sospetto che la Costituzione del '48, se applicata porterebbe agli stessi risultati: un Paese bello, all'aggettivo "forte" preferisco giusto, e moderno...

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