sabato 25 luglio 2015

La manovra fiscale: un annuncio populista che potrebbe mettere in pericolo servizi, enti locali e Stato







Ho letto e sentito i punti della manovra fiscale che Renzi vorrebbe attuare: lui la chiama "rivoluzione copernicana"; io invece la definirei: "apocalisse, buco nero, catastrofe".

Questa riforma andrebbe a toccare imposte che attualmente sostengono i comuni, grazie alle quali questi forniscono i servizi facendo già un enorme sacrificio nella costruzione dei bilanci.
Noi ci dobbiamo intendere su un punto centrale: vogliamo che i comuni continuino a far politica per il bene dei cittadini, o vogliamo che i comuni siano lì solo per atti amministrativi? Francamente a me sembra che siamo più vicini alla seconda opzione.
Eppure Renzi è stato sindaco, si dovrebbe ricordare come funziona un comune.

Si parla di "spesa pubblica" senza una distinzione secondo me fondamentale: spesa negativa e spesa positiva. Hanno portato l'opinione pubblica a percepire la spesa pubblica come negativa, come il male dello Stato. Ma se uno Stato non fa spesa pubblica, non garantisce neanche i servizi, non investe. Allora distinguiamo una spesa negativa, prodotta da sprechi che possono sicuramente diminuire, e una spesa positiva che è quella che dovrebbe esserci per la scuola, per la sanità, per il funzionamento del sistema previdenziale e sociale.
Togliere a un Comune la TASI e parte di IMU significa fargli abbassare la serranda perché sarà confinato ad atti amministrativi e non più politici dirimenti per la vita dei cittadini.
Va segnalato che i comuni sono l'istituzione a stretto contatto con i cittadini, il comune è l'istituzione che percepisce maggiormente le condizioni delle persone ed è lo stesso soggetto che deve mettere in campo gli strumenti opportuni per rispondere ai bisogni. Senza risorse composte, in buona parte, dalle imposte oggetto della riforma, crolla tutto il castello. E se crolla il castello, saremo sicuramente perfetti angioletti alati agli occhi della Troika, ma poi liberi tutti, alcuni servizi crolleranno, altri verranno ridotti all'osso e altri ancora, quelli che scaturiscono fisiologicamente dal modificarsi delle condizioni sociali, non saranno nemmeno presi in considerazione. Scelta legittima conoscendo, però, il quadro del problema, che è complesso, articolato, formato da molti aspetti diversi.

Sono convinto che in Italia ci sia un problema legato alla tassazione, che passa dall'evasione fiscale, punto centrale e non uno slogan a mio giudizio; e dal cambiamento repentino di tasse e imposte; sono anche convinto che ci sia un problema di redistribuzione del reddito e delle risorse. Una manovra come quella annunciata da Renzi andrà a peggiorare la qualità dei servizi erogati. Inevitabilmente, perché se la matematica è una disciplina esatta, meno risorse più tagli. Questa è la pratica che gli amministratori locali saranno costretti ad attuare se la manovra dovesse concretizzarsi, non ci sono molte altre soluzioni.

Quindi l'annuncio populista di Renzi, perché di questo si tratta, dovrà essere smentito dai fatti, dalle esigenze del Paese e dai bisogni dei cittadini, magari discutendo di quali sono i veri sprechi, ma quelli reali, e come tagliarli. Perché non può avere un futuro questa manovra, che piacerà a Confindustria, ma che contiene aspetti preoccupanti per il futuro dei servizi, degli enti locali e dello Stato. 

 

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