lunedì 13 ottobre 2014

Riflessioni su una fiducia incostituzionale




Rimango allibito ripensando ai fatti accaduti in Senato nella notte fra Mercoledì e Giovedì della settimana scorsa. Non mi sto riferendo all'ostruzionismo operato dai parlamentari del Movimento Cinque Stelle, sul quale ci sarebbe comunque da discutere, ma sulla fiducia votata al Governo su una legge delega in bianco. Traducendo, fra me e me, queste parole tecniche mi è venuto fuori qualcosa che fa a pugni con il sistema parlamentare vigente in Italia. Sostanzialmente al Senato è passata una proposta di legge, su un tema delicatissimo come quello del lavoro, che sarà scritta in futuro dal Governo.


L'episodio sarebbe passabile se l'Italia non fosse dotata di un testo costituzionale sibillino, scritto utilizzando un linguaggio estremamente chiaro, che all'articolo 76 vieta le deleghe trasmesse all'esecutivo senza essere a conoscenza dei dettagli, e degli intenti più particolari, sulla legge per cui si richiede la delega. Non è finita qui; perchè, per blindare a doppia mandata il provvedimento, il Governo ha posto la fiducia tagliando di fatto gli emendamenti possibili e la discussione parlamentare.
Qui non si sta parlando dei contenuti della riforma del lavoro, per altro molto discutibile e pericolosa; ma del metodo utilizzato per introdurla che si posiziona all'opposto della Costituzione. A volte ho l'impressione che il testo costituzionale sia come una canzone, a libera interpretazione personale ma, anche volendo, non è possibile interpretare diversamente la Carta. Grazie alla sua struttura e al suo linguaggio ha un'unica interpretazione data dal significato delle parole utilizzate dai padri costituenti. A meno che non si stia facendo riferimento a un testo diverso da quello che mi hanno fatto studiare a scuole e che tengo sulla scrivania.
Se ci togliete la certezza anche della Costituzione e del significato delle parole italiane, non saprei cosa ci resta.

Poi, se mi permettete, spero di si, vorrei esprimere un sentimento che, in questi giorni, provo all'enesima potenza: il fastidio.
Con tutto il dovuto rispetto per i sostenitori di Renzi, è possibile che un Presidente del Consiglio, mentre sono in corso le operazioni di voto di fiducia, pronunci parole sminuendo incredibilmente quello che sta accadendo? E successivamente non prenda sul serio chi non gli ha votato la fiducia? Secondo me no. Da cittadino mi sono sinceramente stancato della divisione fra "renziani" e "gufi" che Renzi ha instaurato. Non lo trovo divertente, lo trovo preoccupante e svilente. Forse non avrò senso dell'umorismo, ma l'atteggiamento di Renzi lo trovo fastidioso; lo accetterei da un comico o da uno showman, ma da chi si occupa di gestire un Paese no.

Chiamatemi gufo o conservatore...


0 commenti: