sabato 24 agosto 2013

L'Italia sotto il sole d'Agosto


L’estate politica trascorsa fino a questo momento si è rivelata molto calda: la condanna per frode fiscale di Silvio Berlusconi, i continui attacchi alla Costituzione, il pedissequo depauperamento del Parlamento da parte del rieletto Napolitano, il Governo inconcludente ma abile nell’utilizzo delle parole al fine di simulare un’attività efficace per il Paese. Tutto ciò sotto il sole di Agosto che, comprensibilmente, provoca disattenzione in una parte di cittadini.

I temi da approfondire sono molti e tutti caratterizzati dallo stesso grado di importanza, tuttavia da uno di questi mi preme iniziare l’analisi: lo stravolgimento costituzionale.
Nel silenzio estivo è in pieno svolgimento il processo deputato a cambiare faccia alla Costituzione: i trentacinque saggi si continuano a incontrare ogni lunedì, in Parlamento si discute sulla riforma del prezioso articolo 138, il meccanismo di sicurezza della Carta. Lo scopo della riforma è la semplificazione del procedimento aggravato di revisione costituzionale; detto in altre parole: facilitare l’operazione di modifica del testo. Chiamare questo “riforma” è drasticamente riduttivo e mistificatorio in quanto ci si trova d’innanzi a un vero stravolgimento, non autorizzato, della legge fondamentale dello Stato.
L’approvazione di tale progetto spalancherebbe le porte a una deriva presidenzialista, che già è in atto in sostanza, depauperando significativamente il Parlamento.
Al fine di contrastare questa manovra, che avrebbe effetti terribili sulla democrazia del Paese, sono stati lanciati numerosi appelli, emblematico quello del Fatto Quotidiano che raccoglie firme di numerosi personaggi della società civile. Tuttavia non finiscono qua le opere di opposizione allo stravolgimento costituzionale: non troppo pubblicizzata è l’iniziativa che avrà luogo a Settembre a Roma promossa dal professore Rodotà e da Maurizio Landini della FIOM.
La drammaticità di quello che sta avvenendo in Italia è devastante: è presente un disegno preciso al fine di rendere l’Italia docile ai poteri finanziari; a questo disegno non fa mancare la propria accondiscendenza il rieletto Napolitano il quale si dice favorevole a riforme costituzionali.
E’ auspicata insomma la formazione di un fronte unito in difesa della Costituzione: la legge che si deve applicare e non modificare.

Nel mentre il Governo Letta non fa altro che ripetere le stesse espressioni in ogni conferenza stampa; Enrico Letta ha iniziato a ripetere il mantra, inaugurato da Monti nella precedente legislatura, della vicinanza rispetto alla ripresa. Ciò non è vero in quanto le condizioni occupazionali non migliorano, anzi, le statistiche avvertono un aumento dei disoccupati per la fine del 2013.
La sensazione è quella di un governo plastico, caratterizzato da un immobilismo consolidato ma con un alone protettivo ad opera del politico Napolitano che, ricattando il Parlamento e affiancando sostanzialmente l’esecutivo, non consente di votare la sfiducia.  Un meccanismo tipico della forma di governo presidenziale che pone il presidente della repubblica a capo del governo. In questo modo la forma di governo parlamentare, prevista dalla nostra Costituzione, viene meno.

A difesa della Costituzione si è schierato il Partito dei Comunisti Italiani che ha intitolato, il suo settimo congresso “Ricostruire il partito comunista, unire la sinistra e attuare il programma della Costituzione”. Attraverso questo importante congresso, il PdCI ha rinnovato la segreteria nazionale eleggendo Cesare Procaccini, operaio metalmeccanico marchigiano, come segretario; e ha approvato un documento politico nel quale il partito si schiera dalla parte della Costituzione.
Durante questo congresso straordinario, nel quale il PdCI si è riorganizzato, si è potuto notare un certo disinteresse da parte dell’informazione che, ad eccezione di qualche testata, non ha prestato attenzione a quanto stava accadendo al partito. Questo mi porta a fare una riflessione sull’informazione: perché non occuparsi della vita di un partito? Perché censurare in questo modo un partito, che pur non rientrando in parlamento, è sempre un’organizzazione politica? E’ molto strano che tutta l’informazione si catalizzi sul congresso fantasma del Pd e non trasmetta ai cittadini l’attività di un altro partito. A mio giudizio l’informazione, i giornali, la televisione, la radio dovrebbe rendere partecipi i cittadini di tutto quello che accade; altrimenti non è informazione, è censura. Questo va al di là delle critiche     giornalistiche legittime che può ricevere la politica o un partito politico; si approda bensì all’omissione di una notizia che, per legge costituzionale, si deve pubblicare.

La condanna di Silvio Berlusconi a quattro anni per frode fiscale, confermata dalla Cassazione rimandando al tribunale di competenza la ridefinizione della pena accessoria, ha messo in allarme il PDL, ormai comitato di avvocati e difensori del dirigente.
I più alti vertici del partito hanno fatto quadrato attorno a Berlusconi gridando ala “sentenza politicizzata”. Il meccanismo messo in piedi per salvare il capo dall’opinione pubblica è culturalmente devastante: mistificando la realtà hanno costruito un copione, che esibiscono in pubblico, offensivo nei confronti della magistratura e lesivo della separazione dei poteri sancita dalla Costituzione. Sono ben conosciute tutte le leggi Ad Personam che il PDL ha presentato distruggendo poco a poco il ruolo della magistratura sottraendole la possibilità di svolgere il proprio ruolo. Un sistema di leggi “salva Berlusconi” che ha sistematicamente bloccato la giustizia qual’ora fosse arrivata a condannare il padrone indiscusso.
Adesso si è di fronte ad una soluzione obbligata dettata dalla legge Severino, votata anche dal PDL, che costringe all’incandidabilità tutti coloro siano stati condannati ad una pena superiore ai due anni di carcere. Alla luce di questo, Berlusconi, condannato a quattro anni, non può più essere ricandidato e rieletto.
Il 9 Settembre, alla giunta per le elezioni del Senato, è previsto l’incontro che dovrebbe stabilire l’espulsione di Berlusconi dall’ufficio di senatore. Al contrario di quello che sarebbe moralmente e giuridicamente giusto, ci sono dubbi sul voto della giunta in quanto, il ricatto del PDL di far cadere il governo in caso di espulsione del loro leader, pone dei dubbi al Pd il quale nutre un particolare entusiasmo verso l’esecutivo inconcludente di Letta.

Alla fine di tutto ciò è possibile comprendere come la Costituzione sia in grave pericolo e bisognosa di uno scudo di protezione. E’ inoltre lecito domandarsi quando si avrà una legge elettorale che rispetti il dettato costituzionale. Dal mio punto di vista è necessario elaborare una legge proporzionale in grado di rendere, le aule parlamentari, rappresentative di tutte le istanze della società come è definito dalla costituzione.

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