giovedì 11 febbraio 2010

Fine del Carnevale

Questa poesia narra di un Carnevale che, ad un certo punto finisce, lasciando un uomo da solo.

Vibrano i vetri delle finestre,
passa un carro,
con Arlecchino e Pulcinella,
che
ti salutano,
facendoti sorridere un poco,
piovono caramelle,
rumore di alluminio,
stelle filanti,
piovono dal cielo,
in coda al carro,

un corteo,
bambini, giovani, vecchi,
esaltati da quel magnifico carro,

carro che contiene,
sogni, speranza e felicità.

Un piccione vola sul carro,
piccione che ruba,
dalle mani dei bambini,
briciole di pane,
strappate via,
come la velocità di Willeneuve,
gli ha strappato via la vita.

Dopo poche ore,
se ne vanno tutti,
è la fine del Carnevale,
rimani da solo in quella strada,
in cui,
poco prima,
eri circondato dalla folla,
che,
incitando Arlecchino e Pulcinella,
si sono dimenticati,
per un istante,
i problemi della vita,
fine del Carnevale,
ritornano tutti i pensieri,
pensieri che,
sono arrivati e non se ne vanno più,
tu,
ti siedi sul marciapiede,
con la testa appoggiata sulle braccia conserte,
e pensi,
se anche quando arriverà Godot,
ci sarà ancora quella allegria,
che ti sgombra la mente,
fine del Carnevale,
resti solo in mezzo ad una strada,
chiedendoti,
se tutta quella allegria,
rimarrà fino a che Godot,
ti strapperà la vita,
come quei piccioni strappavano il pane dalle mani dei bambin
i.

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