venerdì 14 febbraio 2020

Il bimbo minchia che mette in pericolo il governo

Matteo Renzi (foto di repertorio)
Quando un bimbo minchia decide di portarsi via il pallone la partita è finita. I bimbi minchia professionisti lo fanno con strategia, i dilettanti in preda al proprio egoismo e narcisismo lo fanno infangandosi fino ai capelli. Nella politica italiana abbiamo un bimbo minchia del secondo tipo. Spesso ci confondiano con il suo omonimo quando in realtà il vero bimbo minchia, quello da dizionario, è solo uno.

Io chiedo scusa a quanti ammirano questo elemento ma quanto sta accadendo nella maggioranza di governo non ha una spiegazione razionale se non quella della smania di un bimbo minchia.
Solitamente quando analizzo una situazione politica mi chiedo quale sia il motivo politico di una determinata azione. Il problema è che in questo caso non esiste. Oppure sono io a non vederlo. Vedo piuttosto un motivo personale di un leader che non è capace di stare in seconda fila. Lui si dice “responsabile” ma il suo ego metropolitano non ci sta a fare l’alleato con un ruolo di coprotagonista. Uno che affitta un teatro di Cinecittà per l’assemblea del proprio partito, tutto può fare tranne che stare in seconda fila.

Prende quindi la riforma della prescrizione come pretesto per rubare il pallone. Un bimbo minchia di Serie A nella stessa condizione non l’avrebbe mai fatto perché saprebbe perfettamente di essere difronte a un boomerang che se lanciasse gli ritornerebbe indietro come accade a Leonardo Piraccioni ne “Il Ciclone”. Siccome però nel nostro caso il bimbo minchia è di Serie C1 il boomerang lo affascina e si sta preparando a lanciarlo dal suo seggio senatoriale di Scandicci.

E lo riceverà in fronte. Il governo Conte due è verosimilmente l’ultimo esecutivo in questa legislatura. Il Presidente della Repubblica ha fatto trapelare come, in caso di caduta del governo giallo-rosso, scioglierebbe le Camere.
Il bimbo minchia, da vero bimbo minchia, si è appena costruito un gioco nuovo. Personalissimo e nel quale è il capo indiscusso. Un bimbo minchia di Serie A sarebbe consapevole che in caso di voto anticipato non avrebbe consolidato abbastanza il giochino per avere, nel nuovo Parlamento, se non più eguale potere.

Ecco il gigantesco boomerang del quale non si sta curando il nostro bimbo minchia mettendo, non solo in pericolo l’unico governo che potrebbe avere l’effetto di logoramento di Matteo Salvni, ma anche facendo un danno a sé stesso buttando nel cestino un potere con cui potrebbe raggiungere obiettivi.

Non mi è mai piaciuto fare previsioni. La politica odierna può cambiare da un momento all’altro. L’impressione è tuttavia quella che si sia superata già la linea di sicurezza oltre la quale da un oggetto circoscritto si passa a polemizzare su temi generali. Da questo punto è molto più difficile tornare indietro e non sembra neppure esserci l’intenzione.

Così chi si è nominato avversario numero uno di Matteo Salvini gli sta impacchettando un regalo meraviglioso. Proprio da vero bimbo minchia. 
 

sabato 1 febbraio 2020

La politica insieme è più bella. Prima però svuotiamoci le scarpe



L'esigenza di togliersi qualche masso facendo polemica

Sento l’esigenza di concentrarmi su chi non frequenta i social ma è un navigante del web. È un po’ che non scrivo per questo blog e me ne scuso. Proverò a essere più presente anche su questo canale. Come mi insegna il mio nuovo incarico istituzionale la comunicazione non deve lasciare indietro nessuno: tutti devono ricevere le stesse informazioni attraverso canali diversi.

In questo tempo di assenza di cose ne sono successe. Alcune dolorose, altre bellissime che mi fanno riflettere tutti i giorni.
Chi fa politica attivamente non deve essere miope, deve anzi prestare attenzione ai cambiamenti sociali e culturali che pretendono risposte politiche.
Proprio in questo periodo l’anno scorso stavo prendendo una decisione che avrebbe scombussolato la mia attività politica. L’uscita dal PCI è stata un’esigenza maturata dopo tempi in cui osservavo un progressivo allontanamento dalle scelte strategiche del partito. Non sono riuscito nel contempo a sostenere una battaglia interna per spuntare alcune lance dirette al soggetto sbagliato. Fa piacere notare, con immensa vena polemica, come l’analisi continui ad essere la stessa e come io sia stato solo vittima della mia cocciuta testardaggine nel voler far passare una linea più aperta che avrebbe potuto portare a risultati positivi per l’intera forza politica.

Osservando il posizionamento del mio vecchio partito alle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna ho avuto prova di come non sia stata la mia ambizione a trasformarmi in un divorziato politico ma la improduttiva ricerca di indipendenza di un partito che probabilmente non riesce più a rappresentare qualcuno. Sto così facendo pace con la mia coscienza.

Come accade ai veri divorziati, dopo una necessaria metabolizzazione dei fatti, ho iniziato a guardarmi intorno esplorando progetti politici che guardassero al futuro con una cultura di sinistra. È sicuramente una sorpresa la formazione che ha rappresentato la proposta di sinistra alle ultime elezioni regionali dell’Emilia-Romagna. Emilia-Romagna Coraggiosa Ecologista Progressista mi ha in qualche modo scosso. Mi ha fatto riavvicinare ai soggetti organizzati dopo aver ricevuto, da un soggetto politico, un trattamento poco qualificante.

Di questo devo ringraziare Elly Schlein per aver avviato un percorso che potesse riunire tutte le persone che si riconoscono nella sinistra e che chiedono un cambio di passo dialogando con altre forze del Centrosinistra.
Abituato ad altro tipo di organizzazione inizialmente sono stato perplesso sul processo di formazione. Mi devo tuttavia ricredere e ammettere di aver imparato ed osservato un nuovo approccio alla politica. Attinente ai tempi ma ugualmente pregno di valori.
Tengo molto a ringraziare profondamente Elly Schlein e Igor Taruffi per aver messo a disposizione la loro esperienza politica per dare nuova speranza nel futuro. Si può amare la politica e starsene per i fatti propri ma la politica fatta insieme offre un’altra dimensione.

È davvero presto per fare progetti o prendere decisioni ma sicuramente Emilia-Romagna Coraggiosa è qualcosa di affascinante da non disperdere. Chi vivrà vedrà.

sabato 4 gennaio 2020

Il mio voto alle elezioni regionali dell'Emilia-Romagna

Foto scattata con Elly Schlein e Igor Taruffi

Quando si iniziò a parlare di elezioni regionali in Emilia-Romagna dissi a me stesso di non voler fare campagna elettorale. Non riuscivo a trovare una proposta politica per cui spendere tempo e energie. Ho sempre fatto politica per qualcosa e mai contro qualcosa o qualcuno e, nonostante percepissi il pericolo tuttora presente di una vittoria della destra, non volevo affrontare una campagna solo per paura.

Con il lancio di Emilia-Romagna Coraggiosa Ecologista e Progressista ho percepito di non essere solo nel desiderare un progetto in cui credere. Pensavo e penso ancora che Bonaccini vada tirato a sinistra, vada spinto verso un mondo dal quale si è progressivamente allontanato. Sono convinto che questo ruolo sia interpretato da Coraggiosa che, mettendo in campo proposte innovative e ben salde a sinistra, sta di fatto già condizionando le proposte che la coalizione di Centrosinistra sta avanzando. Penso sia di fondamentale importanza, per il futuro dell'Emilia-Romagna, sostenere Emilia-Romagna Coraggiosa. Con proposte molto ambiziose vuole portare la cultura ambientale nella regione del futuro. È vero: l'Emilia-Romagna è una regione di qualità ma non per questo si può smettere di migliorare, di calibrare meglio, di inserire nuovi sguardi verso nuovi orizzonti. Emilia-Romagna Coraggiosa fa questo: parte dai valori che l'Emilia-Romagna possiede per migliorarla.

Nonostante non ami i personalismi la legge elettorale regionale prevede la possibilità di esprimere due preferenze purché siano di genere diverso. Ho scelto di sostenere Elly Schlein e Igor Taruffi: due persone di qualità e spessore impegnate da anni in più livelli, sempre con l'obbiettivo di ridurre le diseguaglianze sociali ed estendere diritti al fianco delle fasce più deboli.
 Da cittadino più che da attivista sento forte la necessità di essere rappresentato da due persone come Elly Schlein e Igor Taruffi nel prossimo Consiglio Regionale. Non solo per un fatto di appartenenza a un'area politica, soprattutto per il valore che potrà avere la loro presenza in quel contesto.
Non amando i personalismi in politica mi sono trovato raramente ad appoggiare pubblicamente candidati. Preferisco concentrarmi più sulle proposte. In questo caso però i due piani coincidono.

Per il momento l'invito è quello di vederci al mercato di Martedì 7 Gennaio a Sasso Marconi dove, dalle 9,30 alle 10,30, sarà presente Igor Taruffi.

mercoledì 16 ottobre 2019

Elezioni in Emilia Romagna. Cosa non deve fare Stefano Bonaccini?

Immagine della regione Emilia Romagna


Ho riflettuto molto se scrivere o meno questo post. 
Sono un cittadino con diversi ruoli, anche di responsabilità, che di volta in volta mi fanno riflettere sull'opportunità di affermare o meno le opinioni che mi costruisco. Ma tant'è, anche questo è un ruolo che rivesto.

Fra pochi mesi sarò chiamato, insieme ai miei corregionali, a scegliere il presidente dell'Emilia-Romagna. Una decisione molto delicata che comporta la scelta di un modello: uno stile di governo per i prossimi cinque anni. 
Non dobbiamo nasconderci però come ci sarà una campagna elettorale e come, in quella campagna elettorale, qualcosa sia necessario dire.

Nella mia breve esperienza di elettore ho sempre utilizzato un criterio: ho sempre votato per qualcosa e mai contro qualcuno. Penso che questo sia lo spirito suggerito anche dal sistema democratico. Sarò banale: chi vince porta avanti una propria idea politica, non solo l'essere antagonista dell'avversario.

Il timore che ho è quello di assistere al modello "Piuttosto che... Meglio piuttosto". Un modello che non stimola, che non dà soluzioni: un modello che comunica solo la necessità di scongiurare la vittoria dell'avversario.
Questo sarebbe il modello più sbagliato da impiegare. Come elettore entrerei in cabina poco entusiasta, condizione dalla quale mi scaturiscono sentimenti radicali. Ma di quello che farò io spero interessi poco. Ciò che mi sembra più interessante è come un modello avversariale favorirebbe la Destra. 

Porterò sempre con me il ricordo di quanto mi veniva detto anni fa dagli elettori di Silvio Berlusconi: quanto più lo si criticava tanto più si contribuiva a rafforzare il suo elettorato. Allora non lo compresi, mi sembrava normale criticare un avversario. Oggi però ne percepisco il senso.

L'elettorato della Lega non è un elettorato d'opinione. Lo potremmo definire pseudo di appartenenza in un tempo nel quale il voto di appartenenza sembra scomparso. L'elettorato leghista si rafforza nella stessa misura delle critiche mosse a Matteo Salvini
Questo va accettato. Lo possiamo non comprendere ma ne dobbiamo fare tesoro. Ne devono fare tesoro quanti si apprestano a partecipare alla campagna di Stefano Bonaccini. 

Vorrei essere chiaro, non lasciando spazio a dubbi. Se dicessi di essere entusiasta dell'attuale governatore, penso tradirei quel poco di storia politica che ho. 

Benché quest'anno abbia dovuto fare una scelta sofferta della quale resto fermamente convinto, le mie tendenze politiche non si sono anacquate. Posso dire di aver sospeso il giudizio su Stefano Bonaccini: gli riconosco un buono standard di governo e molte delle sue politiche regionali sono per me molto positive.

Tuttavia voglio leggere il programma. Non penso basti lo spettro di Lucia Borgonzoni per votare una proposta politica. 
Mi sento nessuno. Non ho alcuna velleità di influenza. Però penso come possa essere controproducente una campagna sul voto utile. Lo criticavo da iscritto a un partito che ne veniva penalizzato, lo continuo a criticare da indipendente.

Da elettore sinceramente disponibile mi aspetto di leggere un programma che parli alle persone, a quelle classi di riferimento della sinistra. Un programma chiaro, semplice: sul welfare, sui diritti, sul mantenimento dello standard qualitativo dei servizi. 
Non vorrei leggere un programma centrista, ambiguo, pieno di termini pigliatutti. Non penso sia questo che faccia vincere il centrosinistra. 

Nutro la speranza di votare una proposta convincente, bella e incentrata sui temi della sinistra. Non vorrei votare l'antitodo a Lucia Borgonzoni. 

domenica 11 agosto 2019

Candidati a perdere

Immagine di repertorio: Paolo Gentiloni e Caalo Calenda
L’immagine dei pop-corn non è soltanto un meraviglioso escamotage per riempire articoli su un’opposizione inesistente; è un pericoloso comportamento di cui stiamo cominciando a vedere gli effetti.

L’opposizione in un sistema democratico non è un ruolo minore, non è una condizione di attesa: l’opposizione deve essere interpretata seriamente da un lato, provando a mettere in difficoltà la maggioranza, e dall’altro sfruttando quel tempo per riorganizzarsi facendosi trovare pronti ad un possibile appuntamento elettorale. Questo secondo aspetto assume un’importanza  centrale in un sistema politico precario in una campagna permanente dai toni infuocati.

L’attualità ci sta per proporre una crisi di governo che porterà quasi sicuramente a nuove elezioni per le quali il provocatore della crisi è già pronto e, anzi, ha già iniziato la sua campagna estiva. Mentre Salvini imita Jovanotti sulle spiagge sempre più convinto di potersi sedere a Palazzo Chigi, il Movimento Cinque Stelle si trova al bivio Di Maio o Conte: chi farà il candidato alla Presidenza del Consiglio?

La notizia preoccupante arriva però dal Partito Democratico per il quale si sta preparando la scelta del front man. Zingaretti non sembra bramare per Palazzo Chigi e così arriva il trittico che fa intuire come, nella prateria della Sinistra, si vogliano prendere a cannonate anche le pecorrelle che lì vorrebbero stare. Paolo Gentiloni, Carlo Calenda e Giuseppe Sala: questo il trittico che potrebbe finire sulla scheda di possibili primarie del Centrosinistra
Azzardando un paragone automobilistico è come scegliere fra una cinquecento rossa, blu o gialla con le gomme sgonfie mentre sai che sulla linea di partenza è parcheggiata una Ferrari con parecchi giri di prova alle spalle. Non è necessaria la palla di vetro per intuire il risultato della gara.

D’altronde, se chi disegna la strategia pensa che il populismo abbia fallito, anche tre candidati fuori dal tempo vanno bene. Paolo Gentiloni è il Presidente del Consiglio del governo dopo il quale il Centrosinistra subii la sconfitta peggiore della storia; Carlo Calenda è stato protagonista della stressa stagione di politiche centriste partecipando alla squadra prima di Matteo Renzi poi di Gentiloni; e Giuseppe Sala vedrebbe sacrificata la sua esperienza da Sindaco di una città in pieno boom per un incerto futuro da secondo.

Primarie zoppe in partenza che non potrebbero sfociare neppure in una campagna del voto utile avendo un front mam (chiunque esso sia fra quei tre) debole e attaccabile dalla propaganda studiata e in rampa di lancio di Matteo Salvini. 

Se la strada delle elezioni si concretizzerà davvero, e se le tre cinquecento rimanessero gli unici leader del Centrosinistra, Salvini potrebbe facilmente imitare la partita alla Play Station di renziana memoria. 

sabato 10 agosto 2019

Urne sempre più vicine. Ci dobbiamo preparare al governo dei sovranisti?


Immagine di repertorio
Questo Agosto sarà ricordato molto bene dagli appassionati, e un po’ malati, di politica. Chi è in città e chi in vacanza può assistere a qualcosa di interessante, curioso ma al tempo stesso assai preoccupante. In piena estate si è aperta una crisi di governo dopo un lungo periodo d’incubazione.
Il Governo Conte, il Governo paglierino, il Governo del cambiamento che ci ha mostrato parecchie novità iniziando dall’utilizzo di un contratto per dare il via alla maggioranza, si prepara a cadere. Sembrava fatto di una struttura antisismica: finora aveva resistito ad una marea infinita di scosse, bordate fra i due alleati che di Conte saranno ancora per poco i vice.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso del leader leghista sono state le due mozioni opposte sulla TAV. Una discussione accesa alla quale non ha partecipato il mediatore d’eccellenza nell’asse Lega-Cinque Stelle, un momento particolarmente difficile nel quale si sono palesate tutte le differenze interne al governo giallo-verde. Un episodio che ha innescato un effetto valanga liberando l’inconscio dei due leader. Così sono iniziati gli insulti, le rivendicazioni e l’esplicitazione delle divergenze fin qui taciute.
Tutto il malessere maturato in questo anno è fuoriuscito concretizzandosi in una mozione di sfiducia al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte a firma leghista che sarà discussa in Parlamento, appena chiuso per ferie, nei prossimi giorni. 

Conte però non ci sta a vedere maltrattato l’esecutivo che ha presieduto dal Primo Giugno dell’anno scorso così, in una conferenza stampa convocata a tarda sera, lancia la palla nelle mani del suo Ministro dell’Interno affermando come sia un desidero dello stesso Matteo Salvini quello di andare alle urne il prima possibile per “capitalizzare il suo consenso”. Feroce stoccata che svela un’ipotesi già da tempo ventilata: dopo aver prosciugato il Movimento Cinque Stelle, Matteo Salvini vuole centrare il bersaglio e conquistare i voti per sedersi a Palazzo Chigi

Uno scenario per nulla fantasioso facilitato da un Centrosinistra completamente frantumato e incapace di reagire. Il fornitore di pop-corn sta facendo fortuna nell’opposizione che non si è resa conto di essere uno dei protagonisti del film che stava guardando. Un Centrosinistra ostaggio delle dinamiche bizzarre interne al Partito Democratico nel quale neanche Nicola Zingaretti è in grado di ritrovare la strada. Nonostante questa penosa situazione il segretario Dem sostiene di essere pronto ad andare al voto affermando come il populismo abbia fallito. Un’analisi un po’ miope che non tiene conto del consenso di Matteo Salvini al quale si potrebbe aggiungere, con una campagna elettorale a d’hoc, quello recuperabile da Giorgia Meloni che si dice pronta ad un governo dei sovranisti sostenuto da Lega e Fratelli d’Italia

C’è gran movimento nella Destra italiana non paragonabile alla prateria incolta a Sinistra. Ora attendiamo le scelte del Presidente della Repubblica che inizierà a curare la crisi non appena Conte sarà sfiduciato dal Parlamento. Se come probabile si votasse in autunno, oltre a correre il rischio di un esercizio provvisorio in termini finanziari, potremmo assistere al rinfocolarsi di fiamme rinvigorite da un clima politico, sociale e culturale favorevole. 

venerdì 9 agosto 2019

Il taxi del ritorno

Il taxi di Conte. Immagine di repertorio
Solo un anno fa eravamo intenti a commentare l'effetto di rinnovamento evocato dall'arrivo di Giuseppe Conte a bordo di un taxi. Sì, una scelta comunicativa precisa che però, dopo l'assopimento degli animi politici provocato dall'ingessato Gentiloni, aveva riacceso il fuoco politico.
Temo che quello stesso taxi si stia già preparando per la tratta di ritorno.

Non riesco a definire questa esperienza di governo come totalmente pessima. Un effetto importante l'ha provocato: ha fatto comprendere di che cosa è capace la nuova destra sovranista smuovendo le coscienze di moltissimi. Ha fatto riscoprire la critica, la ribellione, l'opposizione (nella società perché quella parlamentare sta ancora scossando il sacchetto di pop-corn per raggiungere la salatura adeguata). Il Governo paglierino ha fatto riscoprire il valore un po' dimenticato dei diritti umani e civili. 
L'elemento che mi dava fiducia era il 17% della Lega con cui, in una situazione normale, avrebbe seguito docilmente il partito maggiore. La realtà ha dimostrato come sia possibile ribaltare virtualmente i rapporti di forza: un vice Presidente del Consiglio con il 17% dei consensi ha diretto un governo prosciugando progressivamente il 32% degli alleati.
Allo stato attuale ci troviamo con una Lega stimata al 40% e un Movimento Cinque Stelle disperso.

Il futuro? Nero. Ancora più nero di quest'ultimo anno. Se Matteo Salvini decidesse realmente di correre da solo, immaginando come impossibile un accordo con Forza Italia, potremmo vedere concretizzarsi un asse Lega-Fratelli d'Italia pronto ad andare a Palazzo Chigi. Conviene iniziare a coniare un nuovo termine: "sovranismo" non sarebbe più aderente alla realtà; forse "ipersovranismo"?

Più dello scenario appena descritto ci deve preoccupare la prateria a Sinistra nella quale non sembra esserci vita. Almeno, non sembra esserci una vita in grado di competere nell'egemonia della destra. Attenzione che le imitazioni, quando è presente un originale alla massima potenza, non funzionano. Non vorrei vedere un Centrosinistra + Centrodestra alla riscossa. Un film già visto e bocciato dalla critica il 4 Marzo dell'anno scorso. Un film impossibile da ripetere anche per l'assenza del cast: il Centrodestra moderato, quello che affascina tanto Calenda, è ormai una specie protetta tutelata per permetterle di entrare quantomeno nei libri di storia futuri. Tutto è possibile: Alfano potrebbe tornare dall'esilio e fondare un nuovo soggetto dalla sigla non pronunciabile, ma attualmente non si percepiscono manovre all’orizzonte.

La palla di vetro sfortunatamente non esiste ma presterei molta attenzione nel festeggiare la caduta, ancora ipotetica, del governo giallo-verde. Non vorrei che dalla brace si rinvigorissero le fiamme.

lunedì 3 giugno 2019

Abbiamo votato davvero per il Parlamento europeo? Ni.


Una domanda che forse dovremmo porci è se si sia votato realmente per il Parlamento Europeo. Sì, sulla carta è chiaro per che cosa si sia votato ma per il mondo politico non lo è affatto. E se la confusione nel mondo politico regna sovrana, anche gli elettori potrebbero non aver ben compreso quale fosse l’oggetto del voto. 

Abbiamo votato per il Parlamento europeo ma si sono guardati molto bene dal farcelo sapere. Ormai non è più definibile il periodo di campagna elettorale: non esiste più un momento preciso nel quale le proposte vengono esposte per poi essere votate. La campagna permanente provoca l’assuefazione da idee. E’ talmente forte il bombardamento di notizie, polemiche e proposte che quasi non distinguiamo più l’ordinarietà dalla straordinarietà.
Viviamo in una straordinaria perversione per la quale, non importa l’oggetto del voto, importa molto di più utilizzare i risultati per tutt’altro scopo. Un maestro in questo assurdo gioco è Matteo Renzi il quale usò il 40%, del Partito Democratico alle elezioni europee del 2014, per legittimare la propria presenza a Palazzo Chigi. In quell’elezione l’Europa fu minoritaria, fu piuttosto traslato il risultato in una dimensione nazionale che aveva poco a che fare con i comportamenti degli elettori europei.

Stessa dinamica, elevata al quadrato, è avvenuta in questa tornata elettorale con l’azzeramento di proposte europee a favore di proposte nazionali per preparare il terreno al dopo voto quando, l’Europa sarebbe finita nella zona buia della mente, e sarebbe proseguito il ragionamento in una dimensione nazionale. 
A giudicare dalle dichiarazioni post voto sembra essere andata proprio così. Nicola Zingaretti, neo segretario del Partito Democratico, enfatizza il 22% conquistato e parla di alternativa al governo giallo-verde; Giorgia Meloni rivendica una nuova alleanza proponendo Fratelli d’Italia come sostituto del Movimento Cinque Stelle nell’alleanza con Salvini; nella mente del Ministro degli Interni, che esce rafforzato dal suo 34%, è tornato il pallino della flat tax. L’unico che ha preso seriamente il proprio ruolo europeo è Silvio Berlusconi il quale, però, dovrà presto affrontare uno scontro per la leadership di Forza Italia considerato il deludente risultato nelle urne. 

L’Europa è mancata in campagna elettorale e continua a mancare ad urne chiuse. Gli elettori europei, chi ha votato convintamente per il Parlamento europeo, rimane al momento senza risposte. L’elettorato europeo in Italia ha votato di fatto per finte elezioni politiche. Bisognerebbe ricordare ai leader italiani che stanno giocando nel campo sbagliato con una palla sbagliata. Le dinamiche parlamentari nazionali non muteranno: ad oggi il Movimento Cinque Stelle continua ad avere il 32% e la Lega il 17: non sembra esserci intenzione di cambiare qualcosa. E anche se si mettesse in discussione qualcosa, sempre con il 17, il 18 e il 32% si dovrebbe ragionare a meno che non ci sia il desiderio di riaprire le urne per Camera e Senato.
Forse, dunque, faremmo bene a preoccuparci di osservare che cosa accadrà nel Parlamento europeo dove sì che dal 27 Maggio è avvenuto un cambiamento. 

venerdì 24 maggio 2019

Ultime ore di campagna elettorale. Fra emozioni e inviti al voto

Insieme al candidato sindaco Roberto Parmeggiani e Irene Bernabei
Fra poche ore la campagna elettorale volgerà al termine. Domani si sentirà solo il fruscio della carta provocato dalla stiratura delle schede elettorali. Mi è sempre piaciuto il giorno del silenzio elettorale: lo trovo un momento rilassante dopo mesi di informazioni, comunicati, post. E’ un momento per riordinare le idee e prepararsi per quell’attimo magico nel quale si entra in una cabina e si sceglie.

Non avrei potuto desiderare di meglio: sostenere la candidatura a sindaco di una persona che stimo e dalla quale vorrei che fosse amministrata la mia città. C’è stata un’intesa immediata con Roberto Parmeggiani quando, nel nostro primo incontro seduti intorno a un tavolo, ha elencato i temi che gli avrei posto durante il mio turno di parola.
Penso che Roberto Parmeggiani abbia l’entusiasmo, la passione e lo spirito d’iniziativa giusti per amministrare Sasso Marconi con un disegno ben preciso in mente. Roberto Parmeggiani ha la straordinaria capacità di unire, di ascoltare e far sentire a proprio agio le persone. Una capacità che un sindaco deve avere oltre a quella di sapere osservare la realtà inventando soluzioni sempre nuove a eventuali problemi. E anche questa capacità Roberto Parmeggiani ce l’ha.

Ho avuto la fortuna di affrontare questa campagna elettorale insieme a Irene Bernabei: una persona preziosa per Sasso Marconi che incarna valori e competenze. Un’amica che ho potuto conoscere meglio lavorandoci fianco a fianco per diversi mesi. A voi, che siete persone perspicaci, non c’è bisogno di dire che Domenica sarà importante scrivere BERNABEI sulla scheda? E che, vista la possibilità di esprimere due preferenze di genere diversi, il secondo nome da scrivere è FELIZIANI? Vero? Ormai lo sapete che si deve tracciare una croce sul simbolo del “Centrosinistra PER Sasso Marconi Roberto Parmeggiani” e scrivere quei due nomi. Non c’è bisogno di ripeterlo. 
Aldilà che sia il mio uno dei due nomi, penso che la stima reciproca, la condivisione di valori, di battaglie, di un linguaggio comune sia fondamentale per lavorare cinque anni insieme. Posso dire che fra quei due nomi c’è la giusta sintonia per affrontare efficientemente i prossimi cinque anni.

Fac-simile scheda elettorale Amministrative Sasso Marconi 2019
Le campagne non si affrontano mai soli. Devo ringraziare chi in questi mesi mi è stato vicino aiutandomi a fare tutti i passi necessari per la miglior promozione possibile. Quindi ringrazio: la stessa Irene per questi mesi lavorati insieme; ringrazio “l’amica che si vuole sentire utile” che sa trovare sempre il modo giusto per aiutarmi e sostenermi; ringrazio Massimo Masetti, amico e maestro; ringrazio i tanti divulgatori che mi hanno permesso di arrivare laddove non sarei riuscito ad arrivare. Ringrazio infine gli amici e parenti che non mi vedono da diverso tempo e che, non nutrendo la mia stessa passione, faticano a dare un senso alla mia iper attività di questi ultimi tempi.

La politica mi piace anche per la magnifica occasione di incontrare nuove persone, conoscerle e stringerci legami forti. L’etichetta, che non seguo, prevedrebbe che il candidato sindaco fosse ringraziato per primo. In realtà questo articolo è dedicato interamente a Roberto Parmeggiani: se non ci fosse stato lui, magari, adesso non scriverei questo pezzo. Quindi lo ringrazio immensamente per avermi scelto, per avermi dato la possibilità di impegnarmi ancora per Sasso Marconi e per avermi accolto nel mio nuovo status di indipendente.

Un grazie a tutti e comunque vada ci si vede in giro per Sasso Marconi.

venerdì 10 maggio 2019

Sasso Marconi: alle elezioni amministrative del 26 Maggio sostengo Irene Bernabei, candidata per il Consiglio Comunale con il Centrosinistra


In questa nuova avventura elettorale ho scelto di sostenere Irene Bernabei.
Una scelta presa considerando il passato, il presente e il futuro: tre sfere centrali per l’attività politica.

Irene Bernabei l’ho conosciuta all’interno dell’ANPI: ricordo come appena iscritto la scelsi come esempio da seguire. Giovane e determinata nel portare avanti i valori dell’antifascismo, della democrazia, della pace, della solidarietà. Con il passare degli anni, poi, ne ho potuto apprezzare la dedizione con cui affronta il volontariato, lo spirito d’iniziativa e le capacità tecniche che, con generosità, mette a disposizione.
Ho scelto di sostenere Irene Bernabei per l’amicizia che mi lega a lei nel presente. Un’amicizia che vivo nel privato ma che vede un prolungamento nel pubblico. Grazie alle sue competenze e ai suoi consigli ho potuto strutturare con successo la comunicazione per la mia attività di blogger. Un’amicizia condivisa in un trio davvero speciale nel quale non esistono barriere ma persone con caratteristiche differenti dalle quali nasce il comune denominatore.

La politica è empatia. Per attuare i programmi con successo serve stima e sintonia fra i compagni di squadra. Per questo, con il pensiero rivolto al futuro, ho scelto di sostenere Irene Bernabei immaginando come potremo lavorare efficacemente insieme condividendo le nostre caratteristiche culturali, politiche, valoriali nell’affrontare il futuro di Sasso Marconi. Accessibilità e miglioramento della comunicazione, tutela e diffusione della Memoria, sviluppo di idee innovative per la promozione di angoli preziosi della nostra città, presidiare i valori ai quali abbiamo sempre dedicato tempo ed energie. Sono questi alcuni dei temi che, con Irene Bernabei in Consiglio Comunale, potranno essere affrontati con entusiasmo, passione e dedizione.