lunedì 3 giugno 2019

Abbiamo votato davvero per il Parlamento europeo? Ni.


Una domanda che forse dovremmo porci è se si sia votato realmente per il Parlamento Europeo. Sì, sulla carta è chiaro per che cosa si sia votato ma per il mondo politico non lo è affatto. E se la confusione nel mondo politico regna sovrana, anche gli elettori potrebbero non aver ben compreso quale fosse l’oggetto del voto. 

Abbiamo votato per il Parlamento europeo ma si sono guardati molto bene dal farcelo sapere. Ormai non è più definibile il periodo di campagna elettorale: non esiste più un momento preciso nel quale le proposte vengono esposte per poi essere votate. La campagna permanente provoca l’assuefazione da idee. E’ talmente forte il bombardamento di notizie, polemiche e proposte che quasi non distinguiamo più l’ordinarietà dalla straordinarietà.
Viviamo in una straordinaria perversione per la quale, non importa l’oggetto del voto, importa molto di più utilizzare i risultati per tutt’altro scopo. Un maestro in questo assurdo gioco è Matteo Renzi il quale usò il 40%, del Partito Democratico alle elezioni europee del 2014, per legittimare la propria presenza a Palazzo Chigi. In quell’elezione l’Europa fu minoritaria, fu piuttosto traslato il risultato in una dimensione nazionale che aveva poco a che fare con i comportamenti degli elettori europei.

Stessa dinamica, elevata al quadrato, è avvenuta in questa tornata elettorale con l’azzeramento di proposte europee a favore di proposte nazionali per preparare il terreno al dopo voto quando, l’Europa sarebbe finita nella zona buia della mente, e sarebbe proseguito il ragionamento in una dimensione nazionale. 
A giudicare dalle dichiarazioni post voto sembra essere andata proprio così. Nicola Zingaretti, neo segretario del Partito Democratico, enfatizza il 22% conquistato e parla di alternativa al governo giallo-verde; Giorgia Meloni rivendica una nuova alleanza proponendo Fratelli d’Italia come sostituto del Movimento Cinque Stelle nell’alleanza con Salvini; nella mente del Ministro degli Interni, che esce rafforzato dal suo 34%, è tornato il pallino della flat tax. L’unico che ha preso seriamente il proprio ruolo europeo è Silvio Berlusconi il quale, però, dovrà presto affrontare uno scontro per la leadership di Forza Italia considerato il deludente risultato nelle urne. 

L’Europa è mancata in campagna elettorale e continua a mancare ad urne chiuse. Gli elettori europei, chi ha votato convintamente per il Parlamento europeo, rimane al momento senza risposte. L’elettorato europeo in Italia ha votato di fatto per finte elezioni politiche. Bisognerebbe ricordare ai leader italiani che stanno giocando nel campo sbagliato con una palla sbagliata. Le dinamiche parlamentari nazionali non muteranno: ad oggi il Movimento Cinque Stelle continua ad avere il 32% e la Lega il 17: non sembra esserci intenzione di cambiare qualcosa. E anche se si mettesse in discussione qualcosa, sempre con il 17, il 18 e il 32% si dovrebbe ragionare a meno che non ci sia il desiderio di riaprire le urne per Camera e Senato.
Forse, dunque, faremmo bene a preoccuparci di osservare che cosa accadrà nel Parlamento europeo dove sì che dal 27 Maggio è avvenuto un cambiamento. 

venerdì 24 maggio 2019

Ultime ore di campagna elettorale. Fra emozioni e inviti al voto

Insieme al candidato sindaco Roberto Parmeggiani e Irene Bernabei
Fra poche ore la campagna elettorale volgerà al termine. Domani si sentirà solo il fruscio della carta provocato dalla stiratura delle schede elettorali. Mi è sempre piaciuto il giorno del silenzio elettorale: lo trovo un momento rilassante dopo mesi di informazioni, comunicati, post. E’ un momento per riordinare le idee e prepararsi per quell’attimo magico nel quale si entra in una cabina e si sceglie.

Non avrei potuto desiderare di meglio: sostenere la candidatura a sindaco di una persona che stimo e dalla quale vorrei che fosse amministrata la mia città. C’è stata un’intesa immediata con Roberto Parmeggiani quando, nel nostro primo incontro seduti intorno a un tavolo, ha elencato i temi che gli avrei posto durante il mio turno di parola.
Penso che Roberto Parmeggiani abbia l’entusiasmo, la passione e lo spirito d’iniziativa giusti per amministrare Sasso Marconi con un disegno ben preciso in mente. Roberto Parmeggiani ha la straordinaria capacità di unire, di ascoltare e far sentire a proprio agio le persone. Una capacità che un sindaco deve avere oltre a quella di sapere osservare la realtà inventando soluzioni sempre nuove a eventuali problemi. E anche questa capacità Roberto Parmeggiani ce l’ha.

Ho avuto la fortuna di affrontare questa campagna elettorale insieme a Irene Bernabei: una persona preziosa per Sasso Marconi che incarna valori e competenze. Un’amica che ho potuto conoscere meglio lavorandoci fianco a fianco per diversi mesi. A voi, che siete persone perspicaci, non c’è bisogno di dire che Domenica sarà importante scrivere BERNABEI sulla scheda? E che, vista la possibilità di esprimere due preferenze di genere diversi, il secondo nome da scrivere è FELIZIANI? Vero? Ormai lo sapete che si deve tracciare una croce sul simbolo del “Centrosinistra PER Sasso Marconi Roberto Parmeggiani” e scrivere quei due nomi. Non c’è bisogno di ripeterlo. 
Aldilà che sia il mio uno dei due nomi, penso che la stima reciproca, la condivisione di valori, di battaglie, di un linguaggio comune sia fondamentale per lavorare cinque anni insieme. Posso dire che fra quei due nomi c’è la giusta sintonia per affrontare efficientemente i prossimi cinque anni.

Fac-simile scheda elettorale Amministrative Sasso Marconi 2019
Le campagne non si affrontano mai soli. Devo ringraziare chi in questi mesi mi è stato vicino aiutandomi a fare tutti i passi necessari per la miglior promozione possibile. Quindi ringrazio: la stessa Irene per questi mesi lavorati insieme; ringrazio “l’amica che si vuole sentire utile” che sa trovare sempre il modo giusto per aiutarmi e sostenermi; ringrazio Massimo Masetti, amico e maestro; ringrazio i tanti divulgatori che mi hanno permesso di arrivare laddove non sarei riuscito ad arrivare. Ringrazio infine gli amici e parenti che non mi vedono da diverso tempo e che, non nutrendo la mia stessa passione, faticano a dare un senso alla mia iper attività di questi ultimi tempi.

La politica mi piace anche per la magnifica occasione di incontrare nuove persone, conoscerle e stringerci legami forti. L’etichetta, che non seguo, prevedrebbe che il candidato sindaco fosse ringraziato per primo. In realtà questo articolo è dedicato interamente a Roberto Parmeggiani: se non ci fosse stato lui, magari, adesso non scriverei questo pezzo. Quindi lo ringrazio immensamente per avermi scelto, per avermi dato la possibilità di impegnarmi ancora per Sasso Marconi e per avermi accolto nel mio nuovo status di indipendente.

Un grazie a tutti e comunque vada ci si vede in giro per Sasso Marconi.

venerdì 10 maggio 2019

Sasso Marconi: alle elezioni amministrative del 26 Maggio sostengo Irene Bernabei, candidata per il Consiglio Comunale con il Centrosinistra


In questa nuova avventura elettorale ho scelto di sostenere Irene Bernabei.
Una scelta presa considerando il passato, il presente e il futuro: tre sfere centrali per l’attività politica.

Irene Bernabei l’ho conosciuta all’interno dell’ANPI: ricordo come appena iscritto la scelsi come esempio da seguire. Giovane e determinata nel portare avanti i valori dell’antifascismo, della democrazia, della pace, della solidarietà. Con il passare degli anni, poi, ne ho potuto apprezzare la dedizione con cui affronta il volontariato, lo spirito d’iniziativa e le capacità tecniche che, con generosità, mette a disposizione.
Ho scelto di sostenere Irene Bernabei per l’amicizia che mi lega a lei nel presente. Un’amicizia che vivo nel privato ma che vede un prolungamento nel pubblico. Grazie alle sue competenze e ai suoi consigli ho potuto strutturare con successo la comunicazione per la mia attività di blogger. Un’amicizia condivisa in un trio davvero speciale nel quale non esistono barriere ma persone con caratteristiche differenti dalle quali nasce il comune denominatore.

La politica è empatia. Per attuare i programmi con successo serve stima e sintonia fra i compagni di squadra. Per questo, con il pensiero rivolto al futuro, ho scelto di sostenere Irene Bernabei immaginando come potremo lavorare efficacemente insieme condividendo le nostre caratteristiche culturali, politiche, valoriali nell’affrontare il futuro di Sasso Marconi. Accessibilità e miglioramento della comunicazione, tutela e diffusione della Memoria, sviluppo di idee innovative per la promozione di angoli preziosi della nostra città, presidiare i valori ai quali abbiamo sempre dedicato tempo ed energie. Sono questi alcuni dei temi che, con Irene Bernabei in Consiglio Comunale, potranno essere affrontati con entusiasmo, passione e dedizione. 

sabato 20 aprile 2019

Amministrative 2019: mi candido nella lista "Centrosinistra PER Sasso Marconi Roberto Parmeggiani"


Con l'Assessore Marilena Lenzi nel momento dell'accettazione della candidatura
Ci siamo. Adesso ci siamo davvero. Ho firmato l’accettazione della candidatura all’interno della lista “Centrosinistra PER Sasso Marconi Roberto Parmeggiani” alle elezioni amministrative di Maggio. 

Il momento dell'accettazione della candidatura suscita molte sensazioni: tutte diverse e tutte di un'intensità altissima. Non le so spiegare. Posso però provare a descrivere a chi ho pensato in quel momento.
La prima persona, a cui va il mio più sincero ringraziamento, è il candidato sindaco Roberto Parmeggiani persona che stimo e con la quale sento di condividere una visione importante dell'essere persona, dell'essere cittadino e dell'essere comunità.
In quel momento non potevo non pensare alla persona che mi ha cresciuto politicamente, dalla quale ho imparato molto e dalla quale posso ancora imparare tanto. E' anche grazie a questa persona se oggi posso iniziare una nuova esperienza stimolante ed entusiasmante. 

Mi sono venuti alla mente i compagni di strada grazie ai quali ho potuto fare esperienze intense e che non dimenticherò mai nonostante le divergenze che mi hanno portato a intraprendere una scelta complicata e sofferta.
Ho pensato al tempo che dedicherò per una campagna elettorale nuova, speciale e piena di emozioni. Ho pensato anche a tutte le persone con cui non condivido la passione per la politica e che per un mese mi percepiranno come un folle fissato. Folle lo sono di natura; fissato non so. Ho pensato a tutte le persone che incontrerò; ho pensato alle amicizie di cui non potrei fare a meno e sulle quali so di poter contare. Ho pensato ai cinque anni passati: un'esperienza meravigliosa che deve essere una base preziosa per il futuro.

Affronterò questa campagna elettorale senza nessuna tessera di partito in tasca. Un nuovo status che da alcuni mesi mi trovo a vivere. Una campagna che non ho mai fatto ed è anche per questo che sarò curioso nell'intraprenderla. La politica è vita, emozioni, incontri, sentimenti, visioni. E' questo che mi affascina.


Si parte! 

sabato 2 marzo 2019

Domenica parteciperò alle primarie del Partito Democratico e voto Nicola Zingaretti. Perché?


Trovo importante per chi ricopre un ruolo politico informare delle proprie scelte, delle proprie riflessioni e idee. 
Per questo annuncio che domani andrò a votare alle primarie del Partito Democratico. Ormai penso sia noto il mio abbandono del Partito Comunista Italiano che mi ha portato a non avere più tessere di partito in tasca. La mia condizione di indipendente mi stimola ancora di più nell'essere curioso e speranzoso.

Non rinnego nessuna delle critiche che negli anni scorsi ho mosso al Partito Democratico. Penso abbia perso molti punti di riferimento cardinali per diversi motivi che non mi interessa in questa circostanza approfondire. Nonostante le mie critiche al Pd ritengo sia un’organizzazione varia, eterogenea, con la quale si possa costruire un nuovo Centrosinistra. La politica sta viaggiando alla velocità della luce ponendoci difronte a molti pericoli per il prossimo futuro. Se la Sinistra riuscirà a dialogare al proprio interno, senza egoismi, senza esclusioni stizzite, si potrà raffigurare la speranza di un’alternativa alla destra di Salvini.

Confesso il mio imbarazzo nel scegliere il segretario ad altri. Fossi un iscritto vedrei con sospetto chi mi sposta l’arredamento di casa e poi se ne va. Tuttavia metterò da parte il mio imbarazzo e mi recherò a votare. Sceglierò l’unica idea coinvolgente e inclusiva; voterò l’idea che si è andata via via costruendosi attraverso le piazze. Voterò l’idea rivolta alla sinistra piuttosto che al centro. Voterò chi ha concentrato la propria idea di partito sulle persone: elemento innovativo se si guardano gli ultimi anni. Voterò Nicola Zingaretti: persona che mi ispira fiducia e dialogo. 

Da cittadino e da appassionato di politica non vorrei più sentire ironie su chi presenta idee diverse pur nella stessa area. Non è un comportamento inclusivo: irridere chi ha visioni diverse, per un partito che ha voluto l'aggettivo “democratico” nel proprio simbolo, è stridente. Per costruire unità c’è bisogno anche di caratteri che invoglino l’avvicinamento, che non respingano, che non continuino a non fare autocritica. 
Penso che Nicola Zingaretti possa portare un clima aperto, più simile a quello di una comunità che a quello di un club ristretto nel quale si è già selezionato chi non dovrà entrare. Un Pd fan club non farà bene alla Sinistra. 
Per questo domani parteciperò alle primarie del Partito Democratico votando Nicola Zingaretti.

giovedì 14 febbraio 2019

Il mio voto favorevole al bilancio 2019 del Comune di Sasso Marconi, con alcuni appunti


In questi cinque anni all’interno del Comune di Sasso Marconi spero di essere stato il più possibile trasparente raccontando e spiegando le scelte da me intraprese. Per finire il mandato con lo stesso criterio, che ritengo essere elemento fondamentale nell’attività di un amministratore pubblico, vi racconto perché ho votato a favore del bilancio 2019.

E’ bene sapere che la costruzione di un bilancio non è operazione semplice: in questi anni gli enti locali hanno subito molti tagli e sono stati costretti ad arrangiarsi con le risorse a disposizione.
Il Comune di Sasso Marconi conferma anche quest’anno l’attenzione per le giovani generazioni, procedendo ad un aggiornamento delle certificazioni degli edifici scolastici; stanzia cospicue somme a favore del decoro della città comprendendo in esso la manutenzione di strade, giardini e illuminazione. Tutti piccoli elementi che uniti contribuiscono a una migliore qualità di vita nella città.

E’ da segnalare come il bilancio approvato sarà soggetto al fisiologico cambio di amministrazione viste le elezioni previste nel Maggio prossimo. Su questo è bene essere chiari per non farci prendere dalla propaganda: non tutto ciò che è all’interno del bilancio sarà portato a termine dall’attuale amministrazione. E’ questo elemento che ha mosso il mio intervento durante la seduta consiliare di approvazione del bilancio. Se diamo il giusto peso alle elezioni è necessario immaginare come il bilancio approvato possa essere stravolto da chi entrerà in carica a Giugno.

Ogni qualvolta si vendono azioni di HERA Spa si dilapida un patrimonio difficilmente ricostruibile dato il contesto economico nel quale si trovano gli enti locali. Alla definitiva perdita del patrimonio si collega la conseguente diminuzione dei dividenti che annualmente vengono incassati e utilizzati per la costruzione del bilancio. Qualora ci si trovi nella condizione di dover vendere parte di questo patrimonio, bisogna però essere chiari su come utilizzare gli introiti che si incasseranno: bisogna cioè garantire un reinvestimento in opere essenziali utili alla collettività. Altrimenti si corre il rischio di usare le risorse di tutti a beneficio di pochi. 
Poiché le risorse ricavate dalla vendita di parte delle azioni HERA, vincolando contemporaneamente la parte rimanente, saranno le poche entrate in questo momento certe, è bene ragionare di priorità tralasciando tutti quegli interventi, magari a vantaggio di pochi, che è possono indiscutibilmente essere catalogati come superflui. 

Proprio per rispettare il criterio menzionato all’inizio, devo segnalare la mia forte contrarietà in merito ad alcuni interventi, fortunatamente limitati e auspicabilmente rinviabili se non cancellabili, contenuti nello schema di bilancio approvato. 

Questo è il quadro a cui fa riferimento il mio intervento in Consiglio Comunale che riporto qui integralmente. 
Durante la seduta consiliare
“Annunciando il mio voto favorente allo schema di bilancio in discussione devo porre alcuni accenti.

Quando si tocca il patrimonio pubblico, cioè le risorse a disposizione dell’intera collettività, mi si drizzano le “antenne”. Penso che ciò che questo comune possiede, una volta venduto, difficilmente potrà essere acquistato di nuovo. Diciamo sempre come sia diventato complicato strutturare un bilancio; va ricordato anche che un certo patrimonio annualmente ci aiuta nella pianificazione economico-finanziaria.

Faccio riferimento alla azioni HERA. Credo sia sempre utile andare oltre alle cifre numeriche e riflettere sul concetto di risorsa, di patrimonio collettivo. Personalmente percepisco il possesso di azioni HERA come un patrimonio di tutti e sono sempre molto perplesso quando si sceglie di venderne alcune anche quando gli introiti ricavati, vengono utilizzati senza ombra di dubbio per finanziare opere a favore dell’intera collettività, figuriamoci se si utilizzassero i ricavi di questa vendita per finanziare servizi ad uso di una parte ristretta di cittadinanza. Detto questo il motivo che mi spinge ad avvallare questa vendita, pur con tutte le perplessità espresse, è il fatto che contestualmente alla vendita si procede a vincolare le restanti azioni libere, dando seguito ad un accordo preso con i sindacati in fase di approvazione del bilancio. 

All’interno dello schema di bilancio 2019 sono presenti iniziative indiscutibilmente necessarie, come l’aggiornamento delle certificazioni degli edifici scolastici, il collegamento di scuole alla banda ultralarga, la cura e il decoro della città: tutte opere volte al miglioramento della vita delle cittadine e dei cittadini di Sasso Marconi. Su questo non vi sono dubbi. 
Il dubbio che pongo alla Giunta è la possibilità che molte delle opere apprezzabili contenute nel bilancio non riusciranno a vedere la luce per l’aleatorietà delle risorse necessarie. Mi riferisco in particolar modo agli oneri di urbanizzazione. Il contesto economico nel quale ci troviamo, la sopraggiunta recessione, probabilmente sarà limitante per molti settori economici. E’ per questo che mi sento di spronare la Giunta che sostengo a ragionare di priorità, e ad utilizzare gli Oneri che entreranno per dare luce ad interventi di impellente utilità collettiva. Magari anche valutando qualche spostamento di risorse. Perché no? Infondo l’impellenza di ogni idea può essere graduata secondo una priorità. A mio giudizio in questo bilancio sono elencati molti interventi prioritari. Sollecito dunque la Giunta ad utilizzare gli introiti che entreranno dalla vendita delle azioni HERA e dagli Oneri di urbanizzazione per gli interventi prioritari.

Vedete colleghe e colleghi, siedo in questo posto da quasi cinque anni. Quando faccio ingresso in questa sala non sono mai tranquillo. E’ opinione diffusa come queste poltrone siano comode, confortevoli. Ebbene, non c’è stata mai una seduta in cui io mi sia sentito comodo a questo banco. All’inizio di ogni seduta mi sorgono dubbi, incertezze, ansie per ciò che il mio voto accenderà o spegnerà. Per l’alto rispetto che nutro nei confronti di chi si trova fuori da questa sala, non c’è stato un giorno di questo mandato nel quale non mi sia chiesto se le mie scelte fossero corrette. A maggior ragione me lo sto domandando in questo momento, conscio del fatto che un eventuale errore di valutazione commesso oggi dovrà essere affrontato da chi verrà dopo di noi. Questo mi porta ad essere più scrupoloso nel valutare il bilancio in votazione. Per questo ribadisco l’invito fatto poco sopra: ragioniamo di priorità e utilizziamo le risorse certe per esse.”.

mercoledì 6 febbraio 2019

Esco dal Partito Comunista Italiano e vi spiego perché

Foto scattata durante la commemorazione della battaglia di Rasiglio

Ci sono momenti nei quali è necessario fare scelte forti e sofferte. Ci sono momenti in cui si deve dare ragione alla propria coscienza e basta, anche se ti porterà a tensioni emotive complicate.

Da quando svolgo un ruolo pubblico ho sempre pubblicato le mie decisioni di elettore, di cittadino e di amministratore. Penso sia un atto di trasparenza nei confronti di chi, dopo avermi scelto su una scheda elettorale, mi deve controllare per verificare la mia rappresentatività. Non mi riferisco soltanto alle scelte prese in Consiglio Comunale; mi riferisco anche a tutte le altre decisioni che possono fornire un’immagine del mio pensiero politico. E’ vero che un Consigliere comunale si deve occupare del territorio nel quale è stato eletto ma, poiché lo stesso territorio fa parte di contesti più ampi, informare di quelle che sono scelte politiche e elettorali penso sia importante. 

Oggi mi trovo a rendervi partecipi di una decisione per me molto dolorosa e tutt’altro che semplice. Tuttavia, lo scenario politico che muta repentinamente di giorno in giorno, composto da molti colori e altrettante sfumature, mi ha fatto assumere una decisione sulla quale da tempo mi interrogavo. Così, da poche ore, ho lasciato il Partito Comunista Italiano nel quale militavo da sette anni vivendone le trasformazioni precedenti. Sono entrato nel 2012 nel Partito dei Comunisti Italiani, per poi seguirne la prima trasformazione in Partito Comunista d’Italia arrivando infine a partecipare alla costituente del Partito Comunista Italiano. 

La scelta di abbandonare il PCI è frutto di diverse riflessioni che mi sono trovato a dover fare anche per professione. Analizzando la scena politica italiana in continuo fermento, non potevo tralasciare l’analisi delle strategie messe in campo dal PCI. In un momento nel quale la Sinistra vive una forte depressione, schiacciata da un’egemonia culturale di destra sfascista e fascista, non potevo accettare che l’organizzazione a cui dedicavo tempo ed energie, scegliesse l’isolamento per la decisione di non parlare con alcuni soggetti politici che si trovano nel medesimo campo. Lo scenario politico attuale è una centrifuga a massima velocità nella quale, chi si assomiglia per progetti, per valori, si deve tenere stretto l’uno con l’altro. Chi si isola in questo terremoto politico e sociale costante rischia di fare la fine del calzetto spaiato in lavatrice. Il risucchio è una possibilità plausibile. 

Per il profondo rispetto che nutro nei confronti dei miei concittadini, davanti ai quali cinque anni fa mi sono impegnato su parole e concetti ben precisi, non potevo più accettare e sostenere le linee di un partito politico che non rappresenta più la mia interpretazione del fare politica insieme agli altri, mediando e trovando soluzioni comuni per il bene della comunità. 
Oltre a ragionamenti sulle strategie generali, mi sono trovato a non condividere la scelta di non sottoscrivere in alcun modo alleanze con altri soggetti del Centrosinistra fra cui compare il Partito Democratico. Questa linea è rimasta anche nel momento in cui si sono palesate le condizioni per costruire un progetto politico locale nel quale credo molto. 

Chi naviga sui social network avrà notato la mia recente presa di posizione rispetto al percorso delle Primarie messo in campo dal Centrosinistra di Sasso Marconi. Il mio convinto sostegno alla candidatura di Roberto Parmeggiani alle primarie che stabiliranno il candidato sindaco del CentroSinistra di Sasso Marconi alle elezioni di Maggio, mi ha fatto entrare in aperto conflitto con le direttive nazionali del PCI. Ritengo più utile al comune in cui sono cresciuto, nel quale abito e al quale sono affezionato, anteporre un progetto politico entusiasmante, partito dal basso, a dinamiche di partito che a malincuore continuo a percepire come miopi. 

Quando si percepisce la presenza di un pericolo, penso che l’unione sia la soluzione migliore per scongiurarlo. Così desidero impegnarmi per il mio paese, non con un’egoismo di bandiera, ma con disponibilità a partecipare ad un progetto corale e non solista. 
Per questo mi trovo, dopo aver completato alcune pratiche burocratiche, a non possedere una tessera di partito in tasca. Penso che, pur rimanendo convinto dell’importanza sociale dei partiti politici, sperimenterò lo status d’indipendenza per un po’ avendo ben chiaro in mente di appartenne al campo della Sinistra, di essere un antifascista e un amante della Costituzione. Per il momento saranno questi i fari che guideranno il mio impegno per la cosa pubblica. 


La mia passione per la politica mi porta ad essere curioso, entusiasta nei confronti di nuovi progetti. Desidero impegnarmi con tutte le mie forze contribuendo a realizzarli. Anche per questo ho scelto di abbandonare la realtà politica in cui ho vissuto per anni. Da ora in poi vorrei guardare oltre partecipando ad avventure stimolanti ed innovative. 

martedì 18 settembre 2018

"Sulla mia pelle", un film per una coscienza collettiva

Immagine dal film

Un tuffo negli scuri abissi, nelle cupe stanze in una notte pesta. Quando si riaccendono le luci fatichi ad alzarti dalla poltrona intriso di angoscia, dolore e indignazione.

E’ quello che accade allo spettatore di “Sulla mia pelle”, il film nel quale Alessandro Borghi opera una vera e propria metamorfosi dando nuovamente vita a Stefano Cucchi: il giovane romano morto d’indifferenza sette giorni dopo il suo arresto. Sono proprio quei sette giorni di agonia, di dolore, di preoccupazione che racconta Alessio Cremonini in un film perfetto che dovrebbe essere proiettato sui muri di ogni città.

Sulla vicenda di Stefano Cucchi si può leggere molto ma quando appare sullo schermo, su quella branda della cella di sicurezza, tutto ciò che si è letto scompare lasciandoti solo con tutti quei suoni corporali, quelle luci fredde che diventano gelide per l’indifferenza che quel corpo tumefatto ha incontrato in tutto il personale dello Stato in cui si è imbattuto in quei sette giorni. Un declino lento sotto gli occhi del visibile nessuno. Circa 140 persone hanno avuto a che fare con Stefano durante quella settimana di calvario, circa 280 occhi l’hanno visto.

Un cast perfetto, impeccabile che suscita emozione. Un Max Tortora che, attraverso un abbraccio, comunica un’infinità di parole. Una Jasmine Trinca che rappresenta tutti gli aspetti di Ilaria Cucchi facendone emergere quell’amore severo che solo una sorella può incarnare. Un Alessandro Borghi che utilizza tutti gli strumenti, i linguaggi, per raccontare Stefano in quei sette giorni di agonia. Cento minuti che umanizzano Stefano Cucchi nei suoi tanti aspetti restituendogli quella dignità che gli è stata negata.

Un film nel quale entrano tutte le emozioni fino all’ultima di esse: la rabbia per quell’indifferenza burocratica, paradossale, scaricabarile che si attorciglia su sé stessa  non fermando una china impetuosa. Sono cento minuti in un mondo buio, pieno di suoni vuoti, di atteggiamenti pressappochisti talmente disumani da suscitare nello spettatore la domanda: che mondo è? La risposta ci coinvolge tutti perché, il mondo rappresentato sullo schermo per cento lunghi minuti, è il nostro. E’ questo, è quello in cui ci svegliamo ogni mattina, quello in cui leggiamo di tanti esseri umani massacrati perché ritenuti ultimi.

“Sulla mia pelle” è la realtà che ci viene mostrata: non esistono personaggi, esistono persone. E’ una descrizione inquietante con la quale fare i conti. Non è possibile rifugiarsi dietro la narrazione cinematografica: quella proiettata sullo schermo è la realtà della quale dobbiamo conservare dentro di noi un po’ di dolore, un po’ di angoscia e un po’ d’indignazione. 

giovedì 23 agosto 2018

La Sinistra è morta e Genova ne è un indicatore

Immagine di repertorio
Il tragico crollo del ponte Morandi a Genova ha innescato una serie di reazioni che hanno portato a episodi politici rilevanti. Intendiamoci: non parlerò né di stralli né di solette, tutti discorsi nei quali non entrerò. Questa tragedia ha innescato il secondo terremoto politico dopo quello del 4 Marzo.

Dalle immagini dei funerali di Stato possiamo trarre alcuni elementi interpretativi interessanti. Ad esempio le contrapposte reazioni del pubblico all’entrata dei leader di governo e di opposizione. I fischi al Partito Democratico e gli applausi a Di Maio e Salvini ci suggeriscono un ragionamento urgente. La Sinistra in questo Paese è morta. Quando viene fischiato il partito che piaccia o meno è considerato di Sinistra, quegli stessi fischi colpiscono anche le altre organizzazioni definite dagli addetti ai lavori come a Sinistra del PD. Nel momento in cui il centravanti della Sinistra perde popolarità, il problema è di tutta l’area. I partiti minori non potranno più contrastare il maggiore, questo non esiste più: di conseguenza non avranno più rilevanza mediatica in un sistema comunicativo egemonizzato dai due leader di governo.

Se questo potrebbe sembrare un ragionamento astratto, c’è un elemento più concreto che deve richiamare l’attenzione: la costante appropriazione, da parte del Governo Lega-Cinque Stelle, di temi appartenuti finora alla Sinistra. E’ indubbia la capacità nell’entusiasmare sui temi del lavoro di Di Maio, il quale in ogni intervista fa proprie battaglie considerate di Sinistra. 
Con il crollo del ponte Morandi il governo paglierino ha scippato alla Sinistra un’altra parola molto evocativa: nazionalizzazione. Posto che i governi di Sinistra degli ultimi vent’anni hanno aperto la strada alla privatizzazione andando cioè contro la loro identità culturale, l’utilizzo del termine “nazionalizzazione” fatto da Di Maio costituisce il secondo colpo al cadavere già immobile. Ciò al netto della fattibilità delle nazionalizzazioni annunciate: nell’era della comunicazione conta l’annuncio, non il fatto. Con esso, infatti, si entusiasmano i sostenitori, si strizza l’occhio a possibili elettori futuri e si svuota con il badile la Sinistra.

Quando invito la Sinistra a comprare canne da pesca e a scegliersi un lago non lo scrivo per strappare un sorriso: è quello che dovrebbe fare chi sta facendo di tutto per sparire dalla scena politica. Parallelamente all’impegno scientifico profuso per uscire di scena, converrebbe cercare un luogo nel quale trascorrere la tanto ricercata latitanza.
L’odio viscerale per il Partito Democratico, incitato dallo stesso, non porterà a tempi buoni per i partiti alternativi. Ad essere in crisi è un’intera cultura, e non per cause internazionali come qualcuno sostiene per autoassoluzione, ma perché negli ultimi anni, chi a suo malgrado si è trovato a rappresentare la cultura di Sinistra al governo, ha espresso politiche di segno opposto. 

Non si finga di sapere come fare: non si tratta di ricostruire un partito ormai slabbrato, devastato e inerme; si tratta di ricostruire un’intera cultura politica. E un’operazione simile non è possibile in cinque anni.

giovedì 9 agosto 2018

L’attesa del cadavere inesistente

Immagine di repertorio

Dal comportamento dannoso di un’opposizione pretesa è possibile arrivare a tratteggiare le caratteristiche di un governo che, se finora ha goduto del beneficio del dubbio, adesso deve essere inquadrato e definito.

Qualche tempo fa mi ha fatto riflettere un commento a un mio post che criticava il mio disappunto per il comportamento dell’opposizione al Governo Conte. Il commentatore riteneva come sia una specialità della Sinistra radicale italiana criticare l’opposizione ai governi. In qualche misura penso sia vero, tuttavia per fare un’opposizione efficace, cioè da permettere di aumentare la possibilità di tornare ad essere scelto dalla maggioranza degli elettori, bisogna comprendere le caratteristiche del governo del quale si vogliono contestare le politiche. Altrimenti si rischia di replicare pere a zucchine. 

Se la strategia dell’opposizione in Italia è quella di aspettare che passi il cadavere, temo attenderà molti anni. Se l’auspicio, di chi ha voluto stare all’opposizione nonostante avesse i numeri per un accordo dii governo, è attendere che gli altri sbaglino dovrebbe richiamare il fornitore di pop-corn perché sarà una lunga attesa. 

Siamo difronte a una maggioranza formata da due forze politiche nuove, mai viste prima. Ad essere nuova è la loro strategia comunicativa, la costruzione della narrazione all’interno della quale creare problemi per poi risolverli. Ad essere nuovo è l’approccio alla cultura del Paese per modificarne l’identità. 
Spesso leggo commenti che ridicolizzano i leader delle due forze di Governo. Un approccio pericoloso che potrebbe portare molti danni. Se chi ricopre un ruolo di governo è considerato un incapace da chi lo dovrebbe contestare, il rischio è quello di sottovalutare il progetto che ha in mente. Non prendere sul serio chi rappresenta il potere esecutivo porta a non cercare una strategia per fare un’opposizione utile a rappresentare i valori che si ritengono positivi. 

Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono arrivati al governo utilizzando la stessa narrazione anti establishment: uno per credo politico, l’altro per convenienza; ma entrambi hanno lo stesso bersaglio. Ogni atto del Governo Conte è sempre presentato ponendolo in discontinuità con chi c’era prima rappresentato come establishment. E’ secondario se i loro atti provocheranno un risultato positivo o negativo, il tema non è questo: l’importante è che siano in contrapposizione con i predecessori.

In questo contesto le forze all’opposizione, invece di provare a ricostruirsi un immagine che possa fornirgli una diversa reputazione, insistono nel ruolo attribuitogli dalla narrazione di Salvini e Di Maio. 
La reputazione di cui gode questa opposizione, e della quale non sembra volersi liberare, non permetterà di far nascere un’alternativa valoriale, culturale all’attuale direzione politica.

E’ questo uno dei motivi per cui l’immagine dei popcorn avrebbe dovuto allarmare più di quanto ha fatto. Godersi lo spettacolo è certamente un’alternativa praticabile; ma, chi decide di intraprendere il ruolo di spettatore, deve essere consapevole che il cadavere da lui desiderato potrebbe non passare mai.