mercoledì 22 aprile 2020

Appello alle autorità regionali. Dal 4 Maggio si inizi a ragionare anche di una nuova integrazione


Questo post vuole essere un appello alle autorità regionali dell'Emilia-Romagna. Non una critica.

Sembra che il 4 Maggio sia il D day del nuovo mondo. Un mondo tutto da scoprire e vivere con particolare attenzione e specifiche precauzioni. Oltre al settore imprenditoriale sarà necessario rivolgere attenzione a quella che sarà la nuova integrazione e socializzazione. Nel giorno in cui si darà accesso a una nuova vita inizia una sfida importante sull'inserimento delle persone più fragili che, in alcuni casi, hanno completamente perso il contatto con il mondo esterno. 

Come ho scritto in uno dei miei appuntamenti quotidiani sulla mia pagina Facebook, la categorizzazione che accomuna anziani e persone con disabilità non deve restare neanche un secondo nel dibattito. Anziani e disabili sono etichette che non consentono di analizzare fino in fondo le tante sfumature delle condizioni di vita dell'anzianità e della disabilità. Non devono essere infatti interpretate come patologie ma come condizioni dell'essere umano che, sì, possono contenere patologie. 

Per questo è auspicabile che si abbandoni il prima possibile il limite temporale unico e generalizzato per l'uscita di queste persone. Il sentiero che vede Dicembre 2020 come via libera per anziani e disabili nasconde problemi devastanti per il sistema sociale. Se è vero che dal 4 Maggio si inizierà a vivere una nuova era, questo deve valere anche per le persone anziane e persone con disabilità. 
È necessario tracciare un nuovo sentiero, più complesso e delicato, che consenta l'inizio di una nuova integrazione. Un processo cioè che permetta di imparare di nuovo autonomie e relazioni con l'utilizzo dei nuovi presidi.

In questa ottica sono necessari tre elementi improrogabili: tamponi e test sierologici alla popolazione anziana e con disabilità, agli operatori che le gravita intorno; sulla base di questi un programma di uscita dilazionata; e mascherine trasparenti acquisite come ausili rimborsabili dal sistema sanitario.

Utilizzando tamponi e test sierologici potrebbe infatti essere possibile permettere la ripresa dei percorsi educativi interrotti, garantire il lavoro per sviluppare autonomie nel nuovo mondo e interrompere così un disagio claustrofobico crescente. 

Il nuovo mondo deve prevedere poi nuovi ausili: le mascherine trasparenti devono rientrare fra questi. Se fosse necessaria una certificazione bisognerà sbrigarsi per ottenerla; se fosse necessario identificare produttori a d'hoc bisogna che lo si faccia nel più breve tempo possibile. 
Il modello di mascherina trasparente può ricoprire un ruolo centrale nella nuova integrazione. È essenziale per la convivenza di difficoltà nella comunicazione e Coronavirus. 

Le necessità da prendere in considerazione sono dunque tante e tutte diverse. È doveroso farlo per garantire a tutti le stesse possibilità tenendo in forte considerazione le peculiarità di ciascuno.


venerdì 21 febbraio 2020

Valentina Cuppi alla presidenza del PD. Sicuri che basti?

Nicola Zingaretti, segretario PD
Ahimè ho sviluppato una fastidiosa cautela nell'entusiasmo difronte a novità sulla scena politica. Devo ancora comprendere se sia dovuto a un cambiamento di carattere o se a un metodo per avere più distacco dalle situazioni da osservare. Comunque sia ciò non mi dispiace.

Mentirei se raccontassi che non ho appreso con sorpresa la proposta che Nicola Zingaretti farà domani all'Assemblea del PD e, sotto alcuni aspetti, mi sembra positiva. Valentina Cuppi, attuale Sindaco di Marzabotto, presidente del Partito Democratico è indubbiamente un segnale che va in una certa direzione. Ed è anche un atto di coerenza dal punto di vista del segretario che si presentò alle primarie di un anno fa con un programma orientato a sinistra.

L'elemento che però frena il mio entusiasmo è il momento in cui arriva la proposta. Poco prima del voto in Emilia-Romagna Zingaretti ha lanciato la missione del "partito nuovo": un soggetto politico più aperto ed inclusivo, attento ai cambiamenti sociali e flessibile nei confronti dei nuovi movimenti. Un disegno che personalmente trovo interessante. Quando lo dichiarò ne avvertii il rischio di flop se Bonaccini non avesse vinto le elezioni regionali. Adesso però il tempo è maturo per dare il via alle operazioni. E sembra che a breve si aprirà infatti un congresso.

Quello che mi lascia perplesso è perché proporre adesso una personalità certamente innovativa come Valentina Cuppi. Il partito attuale è ancora quello di due mesi fa, con ancora molte figure provenienti dalla vecchia ala renziana che forse stanno osservando e capendo se Italia Viva prenderà effettivamente un corpo. C'è poi la questione delle due vice presidenti: Debora Serracchiani e Anna Ascani hanno storie politiche ben diverse da quella della probabile presidente Cuppi.

Per utilizzare una metafora: non vorrei che si stesse chiamando l'imbianchino mentre il problema è strutturale. Una personalità come quella di Valentina Cuppi sarebbe molto ben più pertinente in un "partito nuovo" che nuovo deve essere davvero. Non basta ritinteggiare le pareti, serve molto di più per raggiungere l'obbiettivo proposto da Zingaretti un mese fa. Ad esempio si dovrebbero disgregare le correnti, si dovrebbe scrivere un programma nuovo e magari pensare a un nome nuovo che, anche se non è una delle priorità, nell'era della comunicazione aiuta.

Mi rendo conto di parlare della casa altrui e quindi spero di farlo sempre con il massimo rispetto. Se però l'intento di Nicola Zingaretti è quello di aprire ad altri la casa del Partito Democratico, non è eleggendo al vertice una figura nuova che farà centrare l'obiettivo. O perlomeno non solo.

giovedì 20 febbraio 2020

Il Sindaco d’Italia: la nuova idea di Matteo Renzi che puzza di naftalina

Immagine Matteo Renzi

Provo noia nell’osservare la politica di questi giorni. Sono sempre più convinto di come fra i due Matteo sbagliamo a pensare che Salvini non abbia un pensiero alle spalle. Dal mio punto di vista è molto più divertente raccontare le strategie del Matteo milanese piuttosto che le giravolte di quello toscano. E anche in quanto a leadership ci sarebbe da discutere.

L’attuale fase politica sta facendo emergere tutte le difficoltà personali di Matteo Renzi. Il suo narcisismo patologico è motivo di molte delle sue azioni passate e presenti di cui non si trova una spiegazione razionale. Perché per esempio picconare un governo quando si è leader di una forza politica stimata al 5%? Ma forse questo sarebbe un bene se significasse la sua scomparsa.

Renzi invece tiene tutti sospesi in attesa di una puntata di Porta a Porta nella quale, fra un attacco al governo e l’altro, mette sul tavolo una proposta shock: la riforma de “Il Sindaco d’Italia". Dice Matteo Renzi, come se in questo momento non fosse un attore in scena: per ridurre l’instabilità dei governi la soluzione migliore è l’elezione diretta del Presidente del Consiglio. Tradotto significa eleggere un manovratore che non potrebbe essere disturbato per cinque anni salvo poi darne un giudizio a fine mandato. 

Una proposta che puzza di naftalina da lontano un chilometro. È sostanzialmente la stessa bocciata con il referendum confermativo il 4 Dicembre 2016. Se facciamo uno sforzo di memoria l’Italicum, l’allora sistema elettorale fatto approvare dal governo Renzi, più l’abolizione del Senato elettivo avrebbero prodotto un presidente del consiglio con un potere molto forte datogli da un cospicuo premio di maggioranza. Così il capo del partito che avesse ottenuto il premio sarebbe diventato il sindaco d’Italia.

Una proposta quindi vecchia già bocciata dai cittadini che Renzi ripropone ignorando come, un possibile taglio del numero di parlamentari che potrebbe arrivare dal risultato del referendum del 29 Marzo, renderebbe precaria la rappresentatività provocando così l’immediata necessità di un sistema elettorale che sopperisca alla minor rappresentanza numerica. 
Avviare adesso una nuova riforma costituzionale così complessa vorrebbe dire creare ulteriore confusione in un sistema istituzionale che potrebbe avere già molte grane da risolvere. 

Non solo Matteo Renzi ripropone un disegno vecchio e già bruciato ma lo fa commettendo lo stesso errore. Fare il riformatore con il copia e incolla di pezzi funzionanti in contesti o addirittura in Paesi diversi. Il sistema elettorale dei sindaci funziona ma non per questo è una formula applicabile a qualsiasi livello. 

Non ha per di più capito come il Centrodestra, a cui propoone questa grande invenzione, un’idea di riforma istituzionale ce l’ha ed è tecnicamente più lineare del sindaco d’Italia: ovvero il presidenzialismo.  È cosa difficile spiegare a Giorgia Meloni come una proposta già bocciata quattro anni fa sia migliore della sua. 
Se non altro perché sembra proprio il capriccio di un bimbo minchia in preda al vittimismo da incompreso.

venerdì 14 febbraio 2020

Il bimbo minchia che mette in pericolo il governo

Matteo Renzi (foto di repertorio)
Quando un bimbo minchia decide di portarsi via il pallone la partita è finita. I bimbi minchia professionisti lo fanno con strategia, i dilettanti in preda al proprio egoismo e narcisismo lo fanno infangandosi fino ai capelli. Nella politica italiana abbiamo un bimbo minchia del secondo tipo. Spesso ci confondiano con il suo omonimo quando in realtà il vero bimbo minchia, quello da dizionario, è solo uno.

Io chiedo scusa a quanti ammirano questo elemento ma quanto sta accadendo nella maggioranza di governo non ha una spiegazione razionale se non quella della smania di un bimbo minchia.
Solitamente quando analizzo una situazione politica mi chiedo quale sia il motivo politico di una determinata azione. Il problema è che in questo caso non esiste. Oppure sono io a non vederlo. Vedo piuttosto un motivo personale di un leader che non è capace di stare in seconda fila. Lui si dice “responsabile” ma il suo ego metropolitano non ci sta a fare l’alleato con un ruolo di coprotagonista. Uno che affitta un teatro di Cinecittà per l’assemblea del proprio partito, tutto può fare tranne che stare in seconda fila.

Prende quindi la riforma della prescrizione come pretesto per rubare il pallone. Un bimbo minchia di Serie A nella stessa condizione non l’avrebbe mai fatto perché saprebbe perfettamente di essere difronte a un boomerang che se lanciasse gli ritornerebbe indietro come accade a Leonardo Piraccioni ne “Il Ciclone”. Siccome però nel nostro caso il bimbo minchia è di Serie C1 il boomerang lo affascina e si sta preparando a lanciarlo dal suo seggio senatoriale di Scandicci.

E lo riceverà in fronte. Il governo Conte due è verosimilmente l’ultimo esecutivo in questa legislatura. Il Presidente della Repubblica ha fatto trapelare come, in caso di caduta del governo giallo-rosso, scioglierebbe le Camere.
Il bimbo minchia, da vero bimbo minchia, si è appena costruito un gioco nuovo. Personalissimo e nel quale è il capo indiscusso. Un bimbo minchia di Serie A sarebbe consapevole che in caso di voto anticipato non avrebbe consolidato abbastanza il giochino per avere, nel nuovo Parlamento, se non più eguale potere.

Ecco il gigantesco boomerang del quale non si sta curando il nostro bimbo minchia mettendo, non solo in pericolo l’unico governo che potrebbe avere l’effetto di logoramento di Matteo Salvni, ma anche facendo un danno a sé stesso buttando nel cestino un potere con cui potrebbe raggiungere obiettivi.

Non mi è mai piaciuto fare previsioni. La politica odierna può cambiare da un momento all’altro. L’impressione è tuttavia quella che si sia superata già la linea di sicurezza oltre la quale da un oggetto circoscritto si passa a polemizzare su temi generali. Da questo punto è molto più difficile tornare indietro e non sembra neppure esserci l’intenzione.

Così chi si è nominato avversario numero uno di Matteo Salvini gli sta impacchettando un regalo meraviglioso. Proprio da vero bimbo minchia. 
 

sabato 1 febbraio 2020

La politica insieme è più bella. Prima però svuotiamoci le scarpe



L'esigenza di togliersi qualche masso facendo polemica

Sento l’esigenza di concentrarmi su chi non frequenta i social ma è un navigante del web. È un po’ che non scrivo per questo blog e me ne scuso. Proverò a essere più presente anche su questo canale. Come mi insegna il mio nuovo incarico istituzionale la comunicazione non deve lasciare indietro nessuno: tutti devono ricevere le stesse informazioni attraverso canali diversi.

In questo tempo di assenza di cose ne sono successe. Alcune dolorose, altre bellissime che mi fanno riflettere tutti i giorni.
Chi fa politica attivamente non deve essere miope, deve anzi prestare attenzione ai cambiamenti sociali e culturali che pretendono risposte politiche.
Proprio in questo periodo l’anno scorso stavo prendendo una decisione che avrebbe scombussolato la mia attività politica. L’uscita dal PCI è stata un’esigenza maturata dopo tempi in cui osservavo un progressivo allontanamento dalle scelte strategiche del partito. Non sono riuscito nel contempo a sostenere una battaglia interna per spuntare alcune lance dirette al soggetto sbagliato. Fa piacere notare, con immensa vena polemica, come l’analisi continui ad essere la stessa e come io sia stato solo vittima della mia cocciuta testardaggine nel voler far passare una linea più aperta che avrebbe potuto portare a risultati positivi per l’intera forza politica.

Osservando il posizionamento del mio vecchio partito alle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna ho avuto prova di come non sia stata la mia ambizione a trasformarmi in un divorziato politico ma la improduttiva ricerca di indipendenza di un partito che probabilmente non riesce più a rappresentare qualcuno. Sto così facendo pace con la mia coscienza.

Come accade ai veri divorziati, dopo una necessaria metabolizzazione dei fatti, ho iniziato a guardarmi intorno esplorando progetti politici che guardassero al futuro con una cultura di sinistra. È sicuramente una sorpresa la formazione che ha rappresentato la proposta di sinistra alle ultime elezioni regionali dell’Emilia-Romagna. Emilia-Romagna Coraggiosa Ecologista Progressista mi ha in qualche modo scosso. Mi ha fatto riavvicinare ai soggetti organizzati dopo aver ricevuto, da un soggetto politico, un trattamento poco qualificante.

Di questo devo ringraziare Elly Schlein per aver avviato un percorso che potesse riunire tutte le persone che si riconoscono nella sinistra e che chiedono un cambio di passo dialogando con altre forze del Centrosinistra.
Abituato ad altro tipo di organizzazione inizialmente sono stato perplesso sul processo di formazione. Mi devo tuttavia ricredere e ammettere di aver imparato ed osservato un nuovo approccio alla politica. Attinente ai tempi ma ugualmente pregno di valori.
Tengo molto a ringraziare profondamente Elly Schlein e Igor Taruffi per aver messo a disposizione la loro esperienza politica per dare nuova speranza nel futuro. Si può amare la politica e starsene per i fatti propri ma la politica fatta insieme offre un’altra dimensione.

È davvero presto per fare progetti o prendere decisioni ma sicuramente Emilia-Romagna Coraggiosa è qualcosa di affascinante da non disperdere. Chi vivrà vedrà.

sabato 4 gennaio 2020

Il mio voto alle elezioni regionali dell'Emilia-Romagna

Foto scattata con Elly Schlein e Igor Taruffi

Quando si iniziò a parlare di elezioni regionali in Emilia-Romagna dissi a me stesso di non voler fare campagna elettorale. Non riuscivo a trovare una proposta politica per cui spendere tempo e energie. Ho sempre fatto politica per qualcosa e mai contro qualcosa o qualcuno e, nonostante percepissi il pericolo tuttora presente di una vittoria della destra, non volevo affrontare una campagna solo per paura.

Con il lancio di Emilia-Romagna Coraggiosa Ecologista e Progressista ho percepito di non essere solo nel desiderare un progetto in cui credere. Pensavo e penso ancora che Bonaccini vada tirato a sinistra, vada spinto verso un mondo dal quale si è progressivamente allontanato. Sono convinto che questo ruolo sia interpretato da Coraggiosa che, mettendo in campo proposte innovative e ben salde a sinistra, sta di fatto già condizionando le proposte che la coalizione di Centrosinistra sta avanzando. Penso sia di fondamentale importanza, per il futuro dell'Emilia-Romagna, sostenere Emilia-Romagna Coraggiosa. Con proposte molto ambiziose vuole portare la cultura ambientale nella regione del futuro. È vero: l'Emilia-Romagna è una regione di qualità ma non per questo si può smettere di migliorare, di calibrare meglio, di inserire nuovi sguardi verso nuovi orizzonti. Emilia-Romagna Coraggiosa fa questo: parte dai valori che l'Emilia-Romagna possiede per migliorarla.

Nonostante non ami i personalismi la legge elettorale regionale prevede la possibilità di esprimere due preferenze purché siano di genere diverso. Ho scelto di sostenere Elly Schlein e Igor Taruffi: due persone di qualità e spessore impegnate da anni in più livelli, sempre con l'obbiettivo di ridurre le diseguaglianze sociali ed estendere diritti al fianco delle fasce più deboli.
 Da cittadino più che da attivista sento forte la necessità di essere rappresentato da due persone come Elly Schlein e Igor Taruffi nel prossimo Consiglio Regionale. Non solo per un fatto di appartenenza a un'area politica, soprattutto per il valore che potrà avere la loro presenza in quel contesto.
Non amando i personalismi in politica mi sono trovato raramente ad appoggiare pubblicamente candidati. Preferisco concentrarmi più sulle proposte. In questo caso però i due piani coincidono.

Per il momento l'invito è quello di vederci al mercato di Martedì 7 Gennaio a Sasso Marconi dove, dalle 9,30 alle 10,30, sarà presente Igor Taruffi.

mercoledì 16 ottobre 2019

Elezioni in Emilia Romagna. Cosa non deve fare Stefano Bonaccini?

Immagine della regione Emilia Romagna


Ho riflettuto molto se scrivere o meno questo post. 
Sono un cittadino con diversi ruoli, anche di responsabilità, che di volta in volta mi fanno riflettere sull'opportunità di affermare o meno le opinioni che mi costruisco. Ma tant'è, anche questo è un ruolo che rivesto.

Fra pochi mesi sarò chiamato, insieme ai miei corregionali, a scegliere il presidente dell'Emilia-Romagna. Una decisione molto delicata che comporta la scelta di un modello: uno stile di governo per i prossimi cinque anni. 
Non dobbiamo nasconderci però come ci sarà una campagna elettorale e come, in quella campagna elettorale, qualcosa sia necessario dire.

Nella mia breve esperienza di elettore ho sempre utilizzato un criterio: ho sempre votato per qualcosa e mai contro qualcuno. Penso che questo sia lo spirito suggerito anche dal sistema democratico. Sarò banale: chi vince porta avanti una propria idea politica, non solo l'essere antagonista dell'avversario.

Il timore che ho è quello di assistere al modello "Piuttosto che... Meglio piuttosto". Un modello che non stimola, che non dà soluzioni: un modello che comunica solo la necessità di scongiurare la vittoria dell'avversario.
Questo sarebbe il modello più sbagliato da impiegare. Come elettore entrerei in cabina poco entusiasta, condizione dalla quale mi scaturiscono sentimenti radicali. Ma di quello che farò io spero interessi poco. Ciò che mi sembra più interessante è come un modello avversariale favorirebbe la Destra. 

Porterò sempre con me il ricordo di quanto mi veniva detto anni fa dagli elettori di Silvio Berlusconi: quanto più lo si criticava tanto più si contribuiva a rafforzare il suo elettorato. Allora non lo compresi, mi sembrava normale criticare un avversario. Oggi però ne percepisco il senso.

L'elettorato della Lega non è un elettorato d'opinione. Lo potremmo definire pseudo di appartenenza in un tempo nel quale il voto di appartenenza sembra scomparso. L'elettorato leghista si rafforza nella stessa misura delle critiche mosse a Matteo Salvini
Questo va accettato. Lo possiamo non comprendere ma ne dobbiamo fare tesoro. Ne devono fare tesoro quanti si apprestano a partecipare alla campagna di Stefano Bonaccini. 

Vorrei essere chiaro, non lasciando spazio a dubbi. Se dicessi di essere entusiasta dell'attuale governatore, penso tradirei quel poco di storia politica che ho. 

Benché quest'anno abbia dovuto fare una scelta sofferta della quale resto fermamente convinto, le mie tendenze politiche non si sono anacquate. Posso dire di aver sospeso il giudizio su Stefano Bonaccini: gli riconosco un buono standard di governo e molte delle sue politiche regionali sono per me molto positive.

Tuttavia voglio leggere il programma. Non penso basti lo spettro di Lucia Borgonzoni per votare una proposta politica. 
Mi sento nessuno. Non ho alcuna velleità di influenza. Però penso come possa essere controproducente una campagna sul voto utile. Lo criticavo da iscritto a un partito che ne veniva penalizzato, lo continuo a criticare da indipendente.

Da elettore sinceramente disponibile mi aspetto di leggere un programma che parli alle persone, a quelle classi di riferimento della sinistra. Un programma chiaro, semplice: sul welfare, sui diritti, sul mantenimento dello standard qualitativo dei servizi. 
Non vorrei leggere un programma centrista, ambiguo, pieno di termini pigliatutti. Non penso sia questo che faccia vincere il centrosinistra. 

Nutro la speranza di votare una proposta convincente, bella e incentrata sui temi della sinistra. Non vorrei votare l'antitodo a Lucia Borgonzoni. 

domenica 11 agosto 2019

Candidati a perdere

Immagine di repertorio: Paolo Gentiloni e Caalo Calenda
L’immagine dei pop-corn non è soltanto un meraviglioso escamotage per riempire articoli su un’opposizione inesistente; è un pericoloso comportamento di cui stiamo cominciando a vedere gli effetti.

L’opposizione in un sistema democratico non è un ruolo minore, non è una condizione di attesa: l’opposizione deve essere interpretata seriamente da un lato, provando a mettere in difficoltà la maggioranza, e dall’altro sfruttando quel tempo per riorganizzarsi facendosi trovare pronti ad un possibile appuntamento elettorale. Questo secondo aspetto assume un’importanza  centrale in un sistema politico precario in una campagna permanente dai toni infuocati.

L’attualità ci sta per proporre una crisi di governo che porterà quasi sicuramente a nuove elezioni per le quali il provocatore della crisi è già pronto e, anzi, ha già iniziato la sua campagna estiva. Mentre Salvini imita Jovanotti sulle spiagge sempre più convinto di potersi sedere a Palazzo Chigi, il Movimento Cinque Stelle si trova al bivio Di Maio o Conte: chi farà il candidato alla Presidenza del Consiglio?

La notizia preoccupante arriva però dal Partito Democratico per il quale si sta preparando la scelta del front man. Zingaretti non sembra bramare per Palazzo Chigi e così arriva il trittico che fa intuire come, nella prateria della Sinistra, si vogliano prendere a cannonate anche le pecorrelle che lì vorrebbero stare. Paolo Gentiloni, Carlo Calenda e Giuseppe Sala: questo il trittico che potrebbe finire sulla scheda di possibili primarie del Centrosinistra
Azzardando un paragone automobilistico è come scegliere fra una cinquecento rossa, blu o gialla con le gomme sgonfie mentre sai che sulla linea di partenza è parcheggiata una Ferrari con parecchi giri di prova alle spalle. Non è necessaria la palla di vetro per intuire il risultato della gara.

D’altronde, se chi disegna la strategia pensa che il populismo abbia fallito, anche tre candidati fuori dal tempo vanno bene. Paolo Gentiloni è il Presidente del Consiglio del governo dopo il quale il Centrosinistra subii la sconfitta peggiore della storia; Carlo Calenda è stato protagonista della stressa stagione di politiche centriste partecipando alla squadra prima di Matteo Renzi poi di Gentiloni; e Giuseppe Sala vedrebbe sacrificata la sua esperienza da Sindaco di una città in pieno boom per un incerto futuro da secondo.

Primarie zoppe in partenza che non potrebbero sfociare neppure in una campagna del voto utile avendo un front mam (chiunque esso sia fra quei tre) debole e attaccabile dalla propaganda studiata e in rampa di lancio di Matteo Salvini. 

Se la strada delle elezioni si concretizzerà davvero, e se le tre cinquecento rimanessero gli unici leader del Centrosinistra, Salvini potrebbe facilmente imitare la partita alla Play Station di renziana memoria. 

sabato 10 agosto 2019

Urne sempre più vicine. Ci dobbiamo preparare al governo dei sovranisti?


Immagine di repertorio
Questo Agosto sarà ricordato molto bene dagli appassionati, e un po’ malati, di politica. Chi è in città e chi in vacanza può assistere a qualcosa di interessante, curioso ma al tempo stesso assai preoccupante. In piena estate si è aperta una crisi di governo dopo un lungo periodo d’incubazione.
Il Governo Conte, il Governo paglierino, il Governo del cambiamento che ci ha mostrato parecchie novità iniziando dall’utilizzo di un contratto per dare il via alla maggioranza, si prepara a cadere. Sembrava fatto di una struttura antisismica: finora aveva resistito ad una marea infinita di scosse, bordate fra i due alleati che di Conte saranno ancora per poco i vice.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso del leader leghista sono state le due mozioni opposte sulla TAV. Una discussione accesa alla quale non ha partecipato il mediatore d’eccellenza nell’asse Lega-Cinque Stelle, un momento particolarmente difficile nel quale si sono palesate tutte le differenze interne al governo giallo-verde. Un episodio che ha innescato un effetto valanga liberando l’inconscio dei due leader. Così sono iniziati gli insulti, le rivendicazioni e l’esplicitazione delle divergenze fin qui taciute.
Tutto il malessere maturato in questo anno è fuoriuscito concretizzandosi in una mozione di sfiducia al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte a firma leghista che sarà discussa in Parlamento, appena chiuso per ferie, nei prossimi giorni. 

Conte però non ci sta a vedere maltrattato l’esecutivo che ha presieduto dal Primo Giugno dell’anno scorso così, in una conferenza stampa convocata a tarda sera, lancia la palla nelle mani del suo Ministro dell’Interno affermando come sia un desidero dello stesso Matteo Salvini quello di andare alle urne il prima possibile per “capitalizzare il suo consenso”. Feroce stoccata che svela un’ipotesi già da tempo ventilata: dopo aver prosciugato il Movimento Cinque Stelle, Matteo Salvini vuole centrare il bersaglio e conquistare i voti per sedersi a Palazzo Chigi

Uno scenario per nulla fantasioso facilitato da un Centrosinistra completamente frantumato e incapace di reagire. Il fornitore di pop-corn sta facendo fortuna nell’opposizione che non si è resa conto di essere uno dei protagonisti del film che stava guardando. Un Centrosinistra ostaggio delle dinamiche bizzarre interne al Partito Democratico nel quale neanche Nicola Zingaretti è in grado di ritrovare la strada. Nonostante questa penosa situazione il segretario Dem sostiene di essere pronto ad andare al voto affermando come il populismo abbia fallito. Un’analisi un po’ miope che non tiene conto del consenso di Matteo Salvini al quale si potrebbe aggiungere, con una campagna elettorale a d’hoc, quello recuperabile da Giorgia Meloni che si dice pronta ad un governo dei sovranisti sostenuto da Lega e Fratelli d’Italia

C’è gran movimento nella Destra italiana non paragonabile alla prateria incolta a Sinistra. Ora attendiamo le scelte del Presidente della Repubblica che inizierà a curare la crisi non appena Conte sarà sfiduciato dal Parlamento. Se come probabile si votasse in autunno, oltre a correre il rischio di un esercizio provvisorio in termini finanziari, potremmo assistere al rinfocolarsi di fiamme rinvigorite da un clima politico, sociale e culturale favorevole. 

venerdì 9 agosto 2019

Il taxi del ritorno

Il taxi di Conte. Immagine di repertorio
Solo un anno fa eravamo intenti a commentare l'effetto di rinnovamento evocato dall'arrivo di Giuseppe Conte a bordo di un taxi. Sì, una scelta comunicativa precisa che però, dopo l'assopimento degli animi politici provocato dall'ingessato Gentiloni, aveva riacceso il fuoco politico.
Temo che quello stesso taxi si stia già preparando per la tratta di ritorno.

Non riesco a definire questa esperienza di governo come totalmente pessima. Un effetto importante l'ha provocato: ha fatto comprendere di che cosa è capace la nuova destra sovranista smuovendo le coscienze di moltissimi. Ha fatto riscoprire la critica, la ribellione, l'opposizione (nella società perché quella parlamentare sta ancora scossando il sacchetto di pop-corn per raggiungere la salatura adeguata). Il Governo paglierino ha fatto riscoprire il valore un po' dimenticato dei diritti umani e civili. 
L'elemento che mi dava fiducia era il 17% della Lega con cui, in una situazione normale, avrebbe seguito docilmente il partito maggiore. La realtà ha dimostrato come sia possibile ribaltare virtualmente i rapporti di forza: un vice Presidente del Consiglio con il 17% dei consensi ha diretto un governo prosciugando progressivamente il 32% degli alleati.
Allo stato attuale ci troviamo con una Lega stimata al 40% e un Movimento Cinque Stelle disperso.

Il futuro? Nero. Ancora più nero di quest'ultimo anno. Se Matteo Salvini decidesse realmente di correre da solo, immaginando come impossibile un accordo con Forza Italia, potremmo vedere concretizzarsi un asse Lega-Fratelli d'Italia pronto ad andare a Palazzo Chigi. Conviene iniziare a coniare un nuovo termine: "sovranismo" non sarebbe più aderente alla realtà; forse "ipersovranismo"?

Più dello scenario appena descritto ci deve preoccupare la prateria a Sinistra nella quale non sembra esserci vita. Almeno, non sembra esserci una vita in grado di competere nell'egemonia della destra. Attenzione che le imitazioni, quando è presente un originale alla massima potenza, non funzionano. Non vorrei vedere un Centrosinistra + Centrodestra alla riscossa. Un film già visto e bocciato dalla critica il 4 Marzo dell'anno scorso. Un film impossibile da ripetere anche per l'assenza del cast: il Centrodestra moderato, quello che affascina tanto Calenda, è ormai una specie protetta tutelata per permetterle di entrare quantomeno nei libri di storia futuri. Tutto è possibile: Alfano potrebbe tornare dall'esilio e fondare un nuovo soggetto dalla sigla non pronunciabile, ma attualmente non si percepiscono manovre all’orizzonte.

La palla di vetro sfortunatamente non esiste ma presterei molta attenzione nel festeggiare la caduta, ancora ipotetica, del governo giallo-verde. Non vorrei che dalla brace si rinvigorissero le fiamme.